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Non poteva esserci momento migliore della #giornatamondialedellapoesia per la prima presentazione napoletana del libro di Massimo Perrino -Il tempo che non vola.
Una sala piena per una serata di successo, che ha visto la partecipazione di personalità del calibro di Antonello Perillo Bis, Gino Aveta, Ottavio Lucarelli e Carlo Verna, che hanno intavolato un’interessante discussione sulle tematiche e gli spunti offerti dalle poesie di Massimo Perrino.
Graus Edizioni e Massimo Perrino hanno sposato il progetto dell’Associazione Edela No Profit, diretta da Roberta Beolchi, che si occupa della tutela e del sostegno degli orfani del femminicidio e delle famiglie affidatarie.

 

Tutto pronto per la prima edizione del Torneo Edela – Un Calcio alla Violenza organizzato dalla Nuova Tor Tre Teste e dall’Associazione Edela a sostegno degli orfani di femminicidio.

La kermesse riservata alla categoria Under 15 vedrà confrontarsi la Nuova Tor Tre Teste, Urbetevere, Latina e Rappresentativa U15 LND.

Il quadrangolare si svolgerà nella giornata di giovedì 29 dicembre presso lo Stadio dei Marmi.

Tutte le partite saranno trasmesse in diretta Facebook sulla pagina di Sport In Oro.

Di seguito il programma della giornata:

ORE 9,30 URBETEVERE-LATINA

ORE 11.00 NUOVA TOR TRE TESTE-RAPPRESENTATIVA LND

ORE 14.30 PERDENTE PRIMA GARA – PERDENTE SECONDA GARA

ORE 16.00 VINCENTE PRIMA GARA – VINCENTE SECONDA GARA

 

La presidente di , : “Ringrazio – per averci permesso lo svolgimento della manifestazione e concesso l’utilizzo dello Stadio dei Marmi. Questa sarà una occasione sensibilizzare i tanti giovani e divulgare il rispetto della non violenza e delle donne e far conoscere il dramma degli orfani di femminicidio e, quindi, avvicinarli a questi temi sociali”

ROMA – Alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la scrittrice Arianna Pigini ha presentato, con il consigliere regionale Fabio Capolei, l’incontro “In cammino verso la parità”, che si è svolto presso la Sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio.

Pigini è da anni impegnata attivamente con la sua associazione “L’ Abbraccio del Mediterraneo ets” nella sensibilizzazione di temi quali la parità di genere e il contrasto alla violenza. Mercoledì, in occasione del convegno tenusosi a via della Pisana, ha portato all’attenzione dei partecipanti due tematiche: l’attuazione della Convenzione di Istanbul nelle Procure Italiane e la certificazione di genere.

Sono intervenuti Francesco Menditto, Procuratore della Repubblica di Tivoli, Eugenia Trovalusci, collaboratore professionale assistente sociale senior Roma Asl6, Alessandro Amadori, esperto ad alta qualificazione del ministero dell’Istruzione e del Merito, Annamaria Bernardini De Pace, avvocato civilista specializzata in Diritto di Famiglia, Emilio Capoano, avvocato penalista del Foro di Roma, Roberta Beolchi presidente dell’associazione “Edela”, Sila Mochi, Co-founder di Inclusione Donna, Laura Trapani, Health & Well-being Certification Strategic center senior product developer RINA Services S.p.A, Stefania Mancini, Cofondatrice I-TEL società Benefit, Isabella de Martini, dott.ssa in Medicina e Chirurgia, specializzata in Neurologia, già membro del Parlamento europeo, ambasciatrice di Genova nel mondo, Laura Gori, fondatrice e CEO Way2Global Srl, Chiara Ciaburri Co-founder, Marketing & Sales Manager presso Myin Design.

Tra i relatori, particolarmente significativo l’intervento del dott. Menditto, Procuratore della Repubblica di Tivoli, che ha parlato dell’utilità del braccialetto elettronico nei casi di violenza di genere, come misura di prevenzione, nel rispetto le “4 P” della Convenzione di Istanbul. E ha invitato i promotori dell’iniziativa a coinvolgere, in un prossimo appuntamento, tutte le Procure d’Italia.

“Raccolgo volentieri l’invito del Procuratore e mi prendo l’impegno di organizzare un nuovo incontro invitando tutte le Procure del Paese”, ha detto Arianna Pigini, “l’attenzione su questi temi deve essere sempre massima, non mancherà mai il mio impegno. Sono felice di fare la mia parte”.

Valentina Belvisi, orfana di femminicidio:” Quando ho avuto il cognome di mia madre sono rinata. Quell’uomo non è mio padre, è semplicemente Luigi. Grazie a Roberta Beolchi per avermi dato una speranza”

Un cambio di cognome, di città, di vita. Il coraggio di chi ha avuto la forza di rialzarsi e andare avanti. Protagonista della storia è Valentina Belvisi, un’orfana di femminicidio. Il 15 gennaio 2017, Luigi Messina, il padre di Valentina, ha ucciso con 29 coltellate, la moglie Rosanna Belvisi. Nel 2018 la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado. Luigi Messina sta scontando la pena di 18 anni di carcere, in quanto il giudice ha escluso l’aggravante della crudeltà. Il massacro è stato la conseguenza di un raptus, di una “deflagrazione emotiva incontrollabile”, come si legge dalla sentenza.  Valentina è convinta che Luigi, così lo chiama, non si è mai pentito: “Continua a infangare mia madre, poverina, si starà rivoltando nella tomba. Vuol far passare come un raptus quello che ha commesso. Qualche settimana fa gli ho detto di smetterla con le bugie. Poco prima del massacro, portò sotto casa l’amante e suo figlio, il mio fratellastro. Allora aveva due anni. Pensava di vivere tutti sotto lo stesso tetto, come fanno gli arabi. Follia pura. Poco tempo fa, sono stata contattata da un’assistente sociale di Vicenza, la città dove vivo, voleva sapere che padre fosse. Lui le ha detto che  si stava separando da mia madre, ma non è vero. Non si sarebbe mai allontanato da lei per il conto in banca. Lui non lavorava da tempo. Dopo i continui attacchi a mia madre e l’ennesima bugia ho deciso di mettere fine alle nostre telefonate”.

 Che tipo di conversazioni erano, di cosa parlavate durante le telefonate?

Tutto è iniziato perché dovevo fare la domanda per gli orfani di femminicidio. Il mio vecchio avvocato, dopo aver perso un anno di tempo, mi spiegò che c’era un iter da seguire e mi chiese se volevo sentire mio padre. Da allora si sono susseguite una serie di chiamate, che però sono diventate un po’ troppe frequenti e ho deciso, così, di scaglionarle. Voleva sapere della mia vita, cosa facevo, mi raccontava come si svolgeva la sua giornata in carcere. A volte parlavamo di mia madre. Gli ho fatto delle domande per capire se fosse pentito di quello che aveva fatto, per la sua coscienza. È una persona instabile a volte dichiara essersi pentito, altre volte incolpa mia madre, trova sempre il modo per giustificarsi.  Luigi non lavorava, mia madre lo ha salvato dalla strada, c’era un periodo che beveva, ne ha fatte di cotte e di crude. Allora, ho deciso di non sentirlo più, non mi fa bene. Penso anche al mio fratellastro, ora avrà otto anni. Aveva due anni quando è successa la tragedia. Cosa gli dirà? Sono tuo padre e sono in carcere perché ho ucciso la madre di tua sorella”.

Lo hai informato sul cambio di cognome?

Gliel’ho detto di persona. Non mi volevano concedere l’incontro in carcere con lui. Ho spiegato che potevano anche passare anni, ma il risentimento non sarebbe mai passato. Era inutile aspettare. Così, dopo tanta insistenza, me l’hanno concesso poco prima del processo di appello, lui aveva chiesto lo sconto di pena. L’ho guardato negli occhi e gli ho detto che mi sarei chiamata Valentina Belvisi e non più Valentina Messina. Lui non ha proferito parola a riguardo. Avevo desiderio di prendere il cognome di mia madre già prima del tragico episodio, sono sempre stata orgogliosa di lei. Luigi, invece, c’era in un modo non adeguato a un padre di famiglia. Dopo quel giorno, mi faceva schifo firmare con il cognome Messina. Nel gennaio del 2020, ho potuto avere il cognome di mia madre. È stato come nascere per la seconda volta. Non ho vissuto l’adolescenza e la giovinezza, a causa delle sue imposizioni e dei problemi che creava in casa. In trenta anni ha commesso cose terribili”.

Come mai, nell’arco di questo lungo tempo, tua madre non ha chiesto aiuto?

Aveva paura potessero portarmi via da lei. Mia madre era l’unica che lavorava e lui faceva il beato mantenuto. Temeva che con la denuncia sarebbero intervenuti gli assistenti sociali, che in ogni caso sono entrati in casa quando ho compiuto 16 anni e ho deciso di andar via”.

Un particolare che ti è rimasto impresso di quel giorno.

“Nessuno mi ha avvisata, l’ho saputo tramite la tv. Ero appena tornata da un viaggio in Svizzera. Dovevo vedere mia madre il giorno dopo, continuavo a telefonarle, ma non ricevevo alcuna risposta. Non guardavo mai il telegiornale. Fatalità, quel giorno stavo a casa del mio ex, stavamo aspettando il fratello per uscire. La tv era su Rai 2, quando compare la scritta donna uccisa a Milano Lorenteggio. Ho controllato su internet, dove erano riportati altri particolari, l’indirizzo e l’età. Non poteva che essere mia madre. Le autorità hanno spiegato che non riuscivano a rintracciarmi. In Svizzera, i ricettori non prendono bene, ma già intorno alle 15 ero qui a casa. Probabilmente è stato un tentativo di protezione, per non farmi andare sulla scena del crimine. Potevo, però, scoprirlo diversamente, recandomi prima a casa di mia madre”.

Oggi sei Ambasciatrice di Edela e porti avanti una serie di progetti…

Noi affrontiamo tante tematiche che lo Stato tralascia. Lo psicologo l’ho trovato da sola con l’aiuto di un’altra associazione, al tempo non conoscevo ancora la presidente di Edela, Roberta Beolchi. Ero sola quando ho cambiato città e ho dovuto effettuare il trasloco. Ero sola quando ho dovuto ripulire il pavimento e i muri imbrattati di sangue, pensavo mi facessero trovare almeno la casa pulita. Ho avuto la forza di ricostruirmi una vita, ma non tutti ce l’hanno. Molti orfani di femminicidio sono minorenni, a volte neonati. Manca l’assistenza anche ai nonni, alle famiglie affidatarie. La svolta è avvenuta quando ho conosciuto Roberta. Quando mi ha aperto le porte di Edela, mi ha dato tanta speranza, mi ha aiutato a trovare lavoro. Roberta c’è sempre, per tutto. Anche se vuoi studiare, ti mette nella condizione di farlo. Insomma, ti aiuta a fare tutto quello che lo Stato non ti permette di fare.  Abbiamo tanti progetti in mente e speriamo di realizzarli quanto prima. Essere ambasciatrice di Edela vuol dire ricambiare tutto quello che Roberta ha fatto per me, continua a fare e sono certa farà in futuro. Vogliamo donare una speranza agli orfani di femminicidio, bambini e adulti che non sanno come risolvere questioni su cui ancora oggi ci sono molto punti interrogativi. La mia vita è cambiata in poco tempo. Avevo una famiglia e poi, in un attimo, più nulla. Poi, ho avuto la fortuna di incontrare mio marito, una persona buona e paziente e ho costruito con lui una famiglia a Vicenza”.

C’è una possibilità di rinascita per tutti, quindi?

Certo, ma bisogna volerlo. Il cammino è duro, non è facile. Bisogna entrare nell’ottica che non si può darla vinta alla persona che ci ha fatto del male. Questo ragionamento mi ha dato la forza di andare avanti. Se cadevo era un’ennesima sconfitta per me e mia madre. Non doveva pensare di essere riuscito a far male entrambi. Alla fine, con tanta determinazione, ce l’ho fatta”.

Hai definito Luigi  Messina “fortunato”, perché?

“Ha avuto una condanna di soli 18 anni e ne sono già passati sei. Temo ne manchino solo quattro. In Italia esistono sconti di pena, permessi ecc. Loro hanno troppe concessioni, c’è una rete che li protegge, invece dovremmo essere noi quelli protetti. C’è un sistema sbagliato. Luigi non è pentito. Puoi lavorare su di lui a livello psicologico, ma è tutto inutile”.

 

Qui rientra l’importanza del progetto della prevenzione rivolta agli uomini che sarà presentato a breve …

“Assolutamente sì, è troppo facile voler aggiustare tutto dopo. Un uomo in difficoltà mentale è un pericolo per la famiglia e si deve quindi, intervenire prima. Non serve volerlo inserire successivamente in società, non credo ai pentimenti del dopo. Occorre proteggere donne e bambini e al contempo svolgere un lavoro sugli uomini. Non si possono lasciare allo sbaraglio e metterli in condizione di commettere un omicidio, bisogna fermarli prima e capire cosa fare. Magari, come sostiene Roberta Beolchi, con questo lavoro riusciamo finalmente a ridurre il numero dei casi. Colgo l’occasione per ringraziare Roberta per tutto quello che ha fatto e continua a fare per me, è un punto di riferimento nella mia vita”.

Edela è stata ospite d’eccezione al convegno organizzato da SoftSkill4U  tenutosi dal 23 al 25 settembre a Bologna, al fianco di che ha condiviso con i presenti la sua preziosa e toccante testimonianza, nonché storia di rinascita.

 

Il 15 gennaio 2017, Luigi Messina, il padre di Valentina, ha ucciso con 29 coltellate, la moglie Rosanna Belvisi. Nel 2018 la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado. Luigi Messina sta scontando la pena di 18 anni di carcere, in quanto il giudice ha escluso l’aggravante della crudeltà. Valentina si è trasferita, allontanandosi da Milano, cambiando cognome e vita. Nella sua nuova città, Vicenza, ha conosciuto il suo attuale marito, con cui ha costruito la sua splendida famiglia. Lo scorso anno, in occasione della prima edizione del Premio Edela, è stata nominata ambasciatrice dell’associazione. Raccoglie testimonianze, richieste e insieme alla presidente Roberta Beolchi, scende in campo in modo concreto per far fronte ai bisogni e alle necessità degli orfani di femmicidio, vittime, nonni e famiglie affidatarie.

 

La presidente di Edela , Roberta Beolchi : “Ringraziamo Gianluca Bucci e tutti gli organizzatori per l’invito. Siamo sempre felici di partecipare a contesti dedicati ad altri temi, come quello della comunicazione, in cui si dà ampio spazio anche al sociale e ad Edela. Una grande possibilità per raccontare le nostre attività e il nostro impegno constante per gli orfani di femminicidio e famiglie affidatarie“.

Un imperdibile appuntamento con la solidarietà, la serata Charity che si terrà stasera a Milano, nella splendida cornice di Palazzo Parigi. L’evento è organizzato da Feminin Pluriel Italia, il network femminile guidato dalla presidente Diana Palomba. I fondi raccolti durante la serata verranno devoluti anche ad Edela, associazione sostenitrice di orfani di femminicidio e famiglie affidatarie, guidata da Roberta Beolchi. Un legame forte e constante quello che lega Feminin Pluriel ed Edela, così come sottolinea la presidente Beolchi: “ Ormai c’è un fil rouge che ci unisce, condividiamo l’amore per i bambini, per lo studio, la cultura, la sensibilità. Il nostro obiettivo è prendere per mano coloro che non ce la fanno, in particolar modo le famiglie affidatarie degli orfani di femminicidio. Questo ha creato un punto di forza, di unione per il raggiungimento di obiettivi seri e concreti per tutti gli orfani di femminicidio”.

Presidente Beolchi, Edela sarà ospite di onore della serata….

“Onoratissima di essere presente stasera a Palazzo Parigi in questo Charity,  un evento organizzato dalla stessa presidente di Feminin Pluriel Italia, Diana Palomba, con impegno, dedizione, costanza e professionalità. La  ringrazio ufficialmente di far parte ormai della famiglia di Edela come tutte le socie del network Feminin Pluriel Italia”.

Quest’anno sarà presente anche Valentina Belvisi, un’orfana di femminicidio abbracciata e sostenuta da Edela

“La presenza di Valentina renderà la serata ancora più emozionante. E’ una ragazza che ha subito questo dramma, l’uccisione della mamma, ma ce l’ha fatta. Si è sposata, ha creato una sua famiglia ed è anche diventata ambasciatrice di Edela, lo scorso giugno, durante la prima edizione del Premio Edela. Insieme a noi, raccoglie le testimonianze, i bisogni, le necessità degli orfani di femminicidio e delle famiglie affidatarie. Scendiamo in campo nel concreto per risolvere le diverse problematiche, che in fondo è lo stesso obiettivo di questo Charity”.

 

Con la raccolta fondi di questa serata, cosa farà Edela nei prossimi mesi?

“Il nostro obiettivo primario è quello di garantire lo studio a chi ha perso anni di scuola, con recupero in istituti scolastici, al fine di farli regolarizzare con gli anni, dare loro la possibilità di frequentare corsi specifici professionali e università, in modo da poterli inserire nel mondo del lavoro. Partirà, da questa sera, in concomitanza con questo Charity, il progetto “Fabbrichiamo Talenti”, pensato con molte nonne e nonni affidatari perché Edela non vuole solo adempiere ai bisogni imminenti, ma anche e soprattutto ai sogni dei bambini”.

Il network tutto al femminile dell’associazione internazionale no profit venerdì 21 ottobre a Palazzo Parigi organizza una cena di gala per raccogliere fondi a favore degli oltre 2.100 bambini rimasti orfani per omicidio di genere.

Il ricavato andrà alle associazioni Edela, Andrea Bocelli Foundation e Ara Lumiere.

Un evento di beneficenza ricco di contributi, ospiti e sostenitori, che raccoglierà fondi a favore degli oltre 2.100 bambini rimasti orfani per omicidio di genere tramite le associazioni Edela, Andrea Bocelli Foundation e Ara Lumiere. È la serata charity che si terrà a Milano venerdì 21 ottobre (ore 19) a Palazzo Parigi (corso di Porta Nuova, 1) organizzata dall’associazione Feminin Pluriel Italia (FPI), il club italiano fondato dall’Avv. Diana Palomba, attuale presidente. Feminin Pluriel Italia è un network internazionale tutto “al femminile” che promuove, tra l’altro, attività finalizzate all’educazione, alla formazione e alla protezione di donne e bambini.  

Durante il galà di beneficenza (per informazioni scrivere a segreteria@fpitaly.it) l’associazione presenterà i nuovi progetti di sensibilizzazione a sostegno delle donne e degli orfani di femminicidio.

 

La serata devolverà il ricavato a tre associazioni: all’associazione Edela che, guidata dalla presidente Roberta Beolchi, tutela e sostiene i protagonisti della violenza di genere (orfani e famiglie affidatarie); al progetto Andrea Bocelli Foundation, nata per aiutare le persone in difficoltà a causa di malattie, condizioni di povertà ed emarginazione sociale promuovendo e sostenendo progetti nazionali e internazionali che favoriscano il superamento di tali barriere e a Ara Lumiere, il brand Made in India, nato da un collettivo di donne sopravvissute all’attacco di acido a cui sarà devoluto parte dei fondi.

“Feminin Pluriel – ha detto la presidente Diana Palomba – si pone come promotrice di un dialogo costruttivo e concreto, volto al sostegno e alla diffusione del rispetto di genere, partendo dai banchi di scuola, per arrivare alla famiglia e agli ambienti di lavoro. Quest’anno interagiamo con tre importanti associazioni che si occupano di realtà ai margini: i bambini, le donne in difficoltà sono la priorità di Feminin Pluriel. La politica e la scuola si occupano troppo poco di sensibilizzare al tema del rispetto. I femminicidi aumentano così possiamo leggere sulla cronaca ogni giorni e così gli orfani.  Ogni anno – ha continuato il presidente dell’associazione, – organizziamo iniziative charity lungo tutta l’Italia: da Napoli a Firenze, la prossima tappa è Milano. Vi aspettiamo il 21 ottobre”.

 

Feminin Pluriel, associazione internazionale femminile nata nel 1992 in Francia da Beatrice Lanson Villat, è oggi presente in più di 18 paesi nel mondo e ha come scopo primario quello di creare un network internazionale di donne per facilitare relazioni e business, ma anche per dare a ognuna di loro la possibilità di condividere esperienze, progetti e di sentirsi ed essere “squadra”. Il Chapter italiano, fondato dall’Avv. Diana Palomba che ne è anche Presidente, è un’Associazione no profit: il ricavato delle quote e degli eventi viene infatti destinato ad attività finalizzate all’educazione, formazione e protezione delle donne, dei bambini o a progetti culturali e sociali.

Link a Feminin PlurieItalia

L’associazione Edela è un’associazione no profit, attualmente guidata dalla presidente Roberta Beolchi, che opera su tutto il territorio nazionale a tutela e sostegno dei protagonisti della violenza di genere: gli orfani e le famiglie affidatarie. Ospita in seno a sé il progetto “Orfani del femminicidio” al quale Femimin Pluriel devolverà il ricavato del proprio evento. Edela ha stimato che siano 1.620 i bambini in Italia che, dal 2000, sono rimasti orfani di femminicidio. Lo specifico progetto ha il fine di supportare queste “vittime di vittime” e di sensibilizzare a una nuova e necessaria educazione le Istituzioni Governative, i dirigenti scolastici, le Federazioni sportive e il Presidente del Consiglio dei Ministri, per contribuire a educare al rispetto umano, alla vita civile e all’uguaglianza di genere, informando altresì giovani e adulti sulle conseguenze delle violenze domestiche.

Link ad Associazione Edela

Andrea Bocelli Foudation, ente filantropico, nasce nel luglio 2011 dalla volontà del Maestro Bocelli e della sua famiglia di restituire quell’affetto e quella vicinanza raccolte nel corso della sua carriera, viaggiando da una parte all’altra del globo. Nasce per aiutare le persone in difficoltà a causa di malattie, condizioni di povertà e emarginazione sociale promuovendo e sostenendo progetti nazionali e internazionali che favoriscano il superamento di tali barriere e la piena espressione del proprio potenziale.

Ara Lumiere, il brand made in India nato sotto l’ala della Hothur Foundation e guidato da Kulsum Shadab Wahab. L’anima del marchio è un collettivo di donne, sopravvissute all’attacco di acido, e accomunate dalla medesima propensione alla forza e resilienza. Le loro creazioni sono insieme simbolo di lotta, di resistenza, di speranza, ma anche di solidarietà visto che il ricavato delle vendite viene devoluto al sostegno dei percorsi di riabilitazione per le donne che subiscono questo tipo di abuso.

Edela non è mai andata in vacanza e lavora interrottamente durante tutto l’anno  a sostegno dei bambini orfani di femminicidio, delle famiglie affidatarie, donne e vittime. Ad ottobre sarà presentato un nuovo progetto, quello sulla prevenzione uomini. Come ha spiegato Roberta Beolchi, presidente di Edela “il femminicidio, purtroppo, non vuole dire solo una donna uccisa”, è un fenomeno più ampio che investe i figli e i familiari della vittima, che restano soli e tutte quelle donne che continuano a subire o sono costrette a fuggire. Gli interventi governativi posti in essere sono vari, eppure il femminicidio resta l’unico crimine prevenibile e prevedibile, ma in continuo aumento.

Quali sono i punti essenziali che interesseranno i progetti di Edela 2022 – 2023 ?

“Uno degli elementi principali rimane l’educazione dei bambini e degli adolescenti, fin dai primi anni di scuola. Continueremo il nostro lavoro di sensibilizzazione negli istituti scolastici, come seminari con studenti, docenti e dirigenti per dare un valido supporto nella prevenzione della violenza, premendo sul rispetto della donna e delle differenze, nonché di tutti gli esseri umani. Durante questa serie di incontri sarà presentato il libro di Carmine Ammirati “Là dove inizia l’orizzonte”, un orfano di femminicidio, uno dei tanti che ha scelto il bene rispetto al male. In un’epoca dove si conduce una vita frenetica, i ragazzi vivono la loro quotidianità insieme all’ inseparabile cellulare e diventa fondamentale farli  soffermare sulle ciò che li circonda e sopratutto sulle sane emozioni, sensibilizzandoli su determinati argomenti. Importante ad ottobre la presentazione del progetto prevenzione ed educazione sugli uomini violenti”.

Perché prevenzione sugli uomini?

Da anni siamo in campo per tentare di debellare questo crimine prevenibile e prevedibile. Nonostante gli interventi posti in essere, il livello di sensibilizzazione è ancora basso e le donne continuano a morire. Edela è impegnata quotidianamente, in quanto a monte c’è uno spaccato tra la denuncia e la morte della donna. Esistono dei problemi burocratici, a volte insormontabili. Quando una donna si rivolge alla nostra associazione è perché ha paura di morire, noi ci attiviamo in maniera tempestiva, cercando di intervenire sul luogo in cui avviene la violenza, rivolgendoci al 1522 e agli organi preposti. Purtroppo riscontriamo notevoli difficoltà dinnanzi a un iter burocratico che non ci consente di esporci in prima persona, sia come associazione e sia come cittadini, richiedendo la denuncia da parte del soggetto interessato. Il più delle volte la donna preferisce non denunciare, trovando così la morte. Ecco perché dopo svariati studi con esperti del settore abbiamo preferito intervenire sugli uomini prima del crimine, così come prevede l’articolo 16 della Convenzione di Instabul (Programmi di intervento di carattere preventivo e di trattamento sull’autore della violenza). Non crediamo nel recupero post crimine, così come indicano  le statistiche otto soggetti su dieci sono recidivi. E’ difficile il recupero di persone che commettono crimini così efferati.  Abbiamo previsto nel nostro progetto un centro di ascolto e attento monitoraggio sugli uomini, al fine di valutare lo stadio della violenza e comprendere la motivazione che li spinge al crimine, mettendo in atto percorsi dedicati con il supporto di psicologi, criminologi e professionisti del settore.

Nel progetto, quindi, sono previste della case famiglie per gli uomini?

“Nel progetto sono contemplate delle case famiglie per la rieducazione di uomini violenti, mediante percorsi specifici con esperti di altissimo profilo. L’obiettivo è quello di sottoporre l’uomo a un attento studio di valutazione, in modo da prevenire la violenza di genere. Un progetto complesso e delicato, i cui dettagli saranno illustrati in una conferenza stampa, a cui parteciperanno organi competenti, istituzioni e professionisti che affiancheranno Edela in questo progetto. Colgo l’occasione per ringraziare le donne che trovano il coraggio di contattarci, anche attraverso i social, raccontare le loro storie e affidarsi alla nostra associazione. Diventa automatico creare un clima familiare con le vittime di violenza, orfani di femminicidio e famiglie affidatarie, in quanto li seguiamo in ogni fase, li supportiamo e consigliamo. Attraverso il racconto delle loro storie, denunciano il bisogno di uno snellimento dell’iter burocratico e una legge diversa che li tuteli maggiormente.

Noi li chiamiamo vittime delle vittime perché questi ragazzini e bambini sono doppiamente vittime: perdono la mamma, assistono a violenze inaudite anche prima del femminicidio». Diana Palomba è un avvocato e guida l’associazione no profit Feminin Pluriel Italia, un network internazionale di donne imprenditrici che sostiene progetti a favore delle donne e che ha focalizzato la sua attenzione sugli orfani di femminicidio.

La raccolta fondi fatta dall’associazione a ottobre garantirà il completamento degli studi a un gruppo di dieci orfani di femminicidio attraverso l’associazione Edela e altre che si occupano di loro. «Non sappiamo nemmeno i nomi di quelli che stiamo aiutando», spiega Diana Palomba, «e non li vogliamo sapere. Non dobbiamo metterli su un palco, ma sostenerli nell’educazione scolastica che hanno dovuto interrompere perché la scuola è il loro mondo con gli amici. È un modo per renderli indipendenti, dare a loro una nuova vita, senza il marchio dell’orfano di femminicidio».Le stime (solo stime, non dati statistici) dicono che sono circa 2100 gli orfani di femminicidio in Italia. Per loro è stata fatta una legge che però mancava fino a ieri dei decreti attuativi e quindi non è stata attivata. Solo nel fine settimana il ministro dell’Economia Gualtieri ha annunciato che è pronto il decreto ministeriale per attivare il fondo per gli orfani di femminicidio. «I soldi non restituiscono l’affetto mancato ma con 12 milioni da lunedì finanzieremo borse di studio, spese mediche, formazione e inserimento al lavoro».

Nella sua esperienza i casi sono tutti diversi, anche all’interno della stessa famiglia. Racconta la storia di due fratelli. «Lei diventerà un magistrato proprio per occuparsi delle donne vittime di femminicidio come sua madre, ma non condanna completamente il padre che poi si è tolto la vita. Pensa che non sarebbe successo se qualcuno lo avesse ascoltato. Il fratello non la pensa allo stesso modo».C’è chi ha deciso di mantenere l’anonimato e chi invece, da maggiorenne, ha deciso di raccontare la sua storia. Carmine Ammirati, figlio di Enza Avino, assassinata dall’ex a Terzigno, nel napoletano, il 14 settembre 2015, ha dedicato una poesia alla madre morta 35enne quando lui aveva 13 anni e gira le scuole raccontando la sua esperienza.

«Lui vive nel ricordo della madre in positivo, ma in tutti c’è il senso di abbandono: da parte della società e dello stato. L’obiettivo è mantenere integra la dignità di questi bambini e ragazzi che hanno vissuto la violenza già prima dell’uccisione della madre. Il 90% di loro si sente responsabile e pensa che avrebbe potuto fare qualcosa se fosse stato più grande. Tutti si sentono soli e hanno bisogno di sentirsi normale».

Per i bambini più piccoli è diverso. Racconta Roberta Beolchi che c’è chi la mamma nemmeno l’ha conosciuta davvero. «Un bimbo che seguiamo aveva 18 mesi quando è morta la madre e lui non chiama nessuno mamma. La nonna che lo segue è la nonna non la madre che è morta a 29 anni lasciando un testamento perché sapeva che avrebbe lasciato entrambi i figli: il piccolo che non l’ha quasi conosciuta e il grande che a sei anni dice che farà il poliziotto per fermare tutti gli uomini che uccidono le donne».

Il 3 maggio è stato presentato il libro dell’avvocato Nicodemo GentileNulla è come appare” presso il Caffè Letterario di Ortensia.

E’ intervenuta la Dott.ssa Roberta Beolchi, presidente di Edela, il Dott. Sciuto, scrittore – investigatore, Avv. Barca – coofondatrice “Caffè Letterario di Ortensia”, Avv. Orefice – coofondatrice “Caffè Letterario di Ortensia”, Dott.ssa Miraglia,  psicologa e criminologa,