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Urban Bazar Fashion, jewellery e arte. Il bazar è trendy, a Roma arriva Urban Bazar.

Da venerdì 18 a domenica 20 ottobre Officine Farneto Via dei Monti della Farnesina 77. Dopo il grande successo delle passate edizioni torna alle Officine Farneto da venerdì 18 a domenica 20 Urban Bazar. Moda, bijoux e design sono i protagonisti del concept di successo ideato da Titti Barra e Letizia Moroni che vedrà diversi artigiani e designer, provenienti da tutta Italia, esporre le proprie creazioni in questa nuova forma, più moderna e “cool” della classica “fiera dell’artigianato”.

Le Officine Farneto e i suoi 1000 metri quadri di esposizione in stile “urban” si animano grazie alla fusione con i colori degli abiti e degli oggetti con l’idea di ricreare la tipica atmosfera del bazar ma in un contesto metropolitano e industriale caratteristico della ex fabbrica.

Urban Bazar è l’appuntamento che dà la possibilità al pubblico romano di vivere un nuovo stile di emporio e curiosare tra migliaia di oggetti di design e di moda, e per quest’occasione le due ideatrici hanno arricchito il cocktail d’inaugurazione di venerdì 18 alle ore 18 con una degustazione di vini.Inoltre, venerdì e sabato dalle ore 18 ci sarà a tenere compagnia allo shopping il dj set di Dario Mondella.
La grande sensibilità

delle due madrine le ha portate ad includere tra gli espositori l’associazione EDELA, che si fa portavoce degli interessi degli orfani dei femminicidi. I visitatori potranno acquistare dei libri donati dalla Graus Edizioni, il cui ricavato sarà devoluto interamente alle famiglie vittime dei femminicidi.

L’obiettivo del progetto Fabbrichi(AMO)Talenti è in primis, dare concreto supporto ai nonni e alle famiglie affidatarie che si prendono completamente cura della vita quotidiana ed affettiva dei Piccoli. L’Associazione Edela è al loro fianco per sostenerli, per supportarli, perché i Nonni e le Famiglie affidatarie debbano mantenere integra la loro dignità. E’ fondamentale che non vengano messi in condizioni di provare vergogna per avere delle obiettive necessità economiche, risorse finanziarie scarse-se solo ci soffermiamo sulle pensioni che percepiscono- che non consentono di crescere in totale serenità i bambini/nipoti della loro figlia uccisa o sorella o parente.

L’Associazione Edela vuole affiancare le famiglie, anche con la realizzazione dei sogni, migliorando le attitudini e peculiarità dei bambini, tramite un pool di professionisti e specialisti di ogni settore e disciplina al fine di riuscire a creare !Talenti”. Si vuole accuratamente sostenere i bambini nelle discipline che amano e vivere dei momenti di felicità, come avrebbe fatto esattamente la loro Mamma. Tutto questo ha poi un risvolto economico positivo per le famiglie; gli stessi nonni non dovrebbero più sostenere alcun onere- che attualmente grava solo ed esclusivamente su tutti i contesti familiari ai quali appartengono-quindi, la possibilità di far frequentare con serenità e libertà qualunque disciplina e mai dover rinunciare.

Il progetto Fabbrichi(AMO)Talenti nella sua totale completezza, punta anche al profilo psicologico- mediante appunto le discipline creative – a voler migliorare la crescita del bambino con la regolazione delle emozioni e l’utilizzo delle emozioni stesse. Lo sviluppo, infatti, di una competenza emotiva presuppone la presenza di conoscenza delle proprie e altrui emozioni e dell’abilità di comportamento intesa come la capacità di gestire e regolare le proprie emozioni per affrontare le diverse situazioni che si propongono. Solo così, il bambino che ha subito un trauma drammatico della perdita della mamma uccisa, che diventerà un adolescente e futuro adulto, sarà in grado di affrontare relazioni positive con gli altri e favorire comportamenti socializzanti; quindi essere in grado di gestire scambi comunicativi e capacità di stimolare il pensiero costruttivo.

PRINCIPALI OBIETTIVI:
● La sensibilizzazione allo studio: elemento fondamentale che permette di valorizzare i sogni e le ambizioni dei bambini e degli adolescenti, quindi volti agli orfani invisibili vittime superstiti di femminicidi, ridonando loro la speranza e la forza per un futuro sereno e con la possibilità di studiare, tracciarsi un futuro migliore e soprattutto libero, elemento che la cultura consente ad ogni individuo.

Individuazione delle attitudini e dei desideri del bambino: le qualità personali e le aspirazioni dei piccoli, se sviluppate precocemente, potrebbero rivelarsi un contributo per un futuro professionale più solido e una vita serena fondata sui propri  sogni.

Miglioramento della salute fisica e mentale: i traguardi che l’Associazione Edela si prefigge sono insegnare a giocare, a socializzare, a sorridere, a sognare, a coltivare le passioni, tornare alla vita normale, ridonare il Sole nella loro vita e la voglia di crederci. Il bambino verrà assistito da figure professionali esperte nel recupero mentale post traumatico, attraverso incontri e attività di riabilitazione.

Concreto supporto alle famiglie affidatarie: attraverso il progetto Fabbrichi(AMO)Talenti l’Associazione Edela si impegna ad investire in politiche di sostegno delle attività creative che vadano a migliorare quindi la vita dei bambini e lo status economico e sociale delle famiglie affidatarie, secondo le varie necessità che verranno attentamente e accuratamente valutate, sottraendole dalle spese fisse di tutto ciò che sostengono per corsi e attività scolastiche ed extrascolastiche.

Aziende sponsor : al fine di poter sostenere il maggior numero di famiglie affidatarie, è fondamentale che il progetto Fabbrichi(AMO)Talenti possa essere sponsorizzato da aziende di rilievo ciascuna nel proprio settore, che possano entrare in sinergia con l’effettiva mission dell’Associazione Edela e condividere il percorso di crescita e miglioramento di vita dei bambini. Ogni intervento sarà pianificato pensando a tutta alla realtà territoriale, da ognisingola citta fino al piccolo comune dove, purtroppo, l’ambiente sociale è più complesso e talvolta arido.

Infine, ribadiamo ancora che l’obiettivo essenziale del progetto Fabbrichi(AMO)Talenti è valorizzare e valutare attentamente ogni singolo bambino e le relative attitudini, seguirli con Amore e analizzare le loro spiccate peculiarità indirizzandoli alle attività che più li appassionano e crescere in serenità come tutti i bambini del Mondo senza alcuna differenza.

L’Associazione Edela desidera fortemente rivolgere una particolare attenzione al momento storico che tutti abbiamo vissuto negli ultimi mesi di emergenza COVID-19
e la situazione economica degli Orfani di Femminicidio si è notevolmente aggravata, perché invisibili erano ed ancora più invisibili sono! Senza il nostro concreto, rapido
ed efficace intervento molti bambini verranno allontanati anche dai nonni materni ai quali sono stati affidati. C’è infatti una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile per tutti: i nostri anziani, esposti ad un insidiosissimo rischio di contagio, insieme a coloro che se ne prendono cura. Nonni che prima del Covid-19 avevano molteplici difficoltà a sostenere i nipoti affidati ed ora ancora di più, molti in cassa integrazione e soprattutto sanno molto bene di essere più fragili di fronte al virus.

Tutto questo continua ad essere un dramma nel dramma!

Le attività da svolgere saranno strutturate in:

Laboratori di teatro: fare teatro aiuta i bambini più introversi e timidi, accresce l’autostima, affina il senso estetico e migliora persino la percezione dello spazio. I bambini crescono più sereni in un universo magico-libera da ansie e paure ed è indicato per chi vive dinamiche familiari complesse e difficili come gli orfani .In riferimento all’aspetto emozionale precedentemente trattato, il teatro è per questo da non sottovalutare. Insegna a gestire l’agitazione, la paura, che un bambino prova subito prima e durante le rappresentazioni.

Laboratori di musica e canto: i bambini e la musica sono buoni amici già nell’utero materno. Amano cantare e quindi la stessa ha effetti benefici aumentando le capacità creative, di concentrazione –gli orfani faticano molto a concentrarsi-e di immaginazione e sviluppa la memoria.

Laboratori di danza: è una delle discipline motorie più complete in assoluto ed i benefici sono tanti. La danza è un’attività completa dai molteplici benefici fisici e psicologici. Praticata dai bambini, contribuisce a mettersi in armonia e sintonia con le parti più profonde. La danza arricchisce l’Anima e questi Piccoli ballando troveranno la pace.

Laboratori di pittura: è tra le migliori espressioni di arte per un bambino e per bambini particolarmente introversi con difficoltà di apprendimento. Di comportamento e salute. Infatti , dipingere e far esprimere i bambini su tela, carta o qualsiasi superficie permette loro di manifestare sentimenti e pensieri quando c’è bisogno di comunicarli e non si sa come fare.

Laboratori di scrittura creativa e lettura: mirati a stimolare la mente al confronto e all’ampliamento delle conoscenze, oltre all’acquisizione delle competenze necessarie per la corretta redazione di libri e storie adatte a seconda dell’età, rispettando le regole sintattiche, grammaticali e ortografiche della lingua italiana,coadiuvati da editing del settore pedagogico, per una perfetta espressione di comunicazione al fine di stimolare il bambino qualora dimostrasse già attitudini verso la scrittura; portarli ad una crescita personale di scrittura, insegnare le adeguatetecniche al fine di realizzare la stesura del proprio libro.

Laboratori sportivi: orientati all’integrazione del bambino all’interno della squadra, o sport individuale, inteso come modello di micro società, fornendo gli strumenti per relazionarsi con i propri coetanei ma in un momento di divertimento e sana competizione. Ogni bambino verrà esaminato, da professionisti di tutte le discipline, per essere inserito nella categoria sportiva dove eccelle e migliorare tecniche e capacità e unitamente alla gioia di frequentare il corso di sport tanto desiderato.

Laboratori di informatica e nuove tecnologie: finalizzati alla conoscenza degli strumenti tecnologici che il bambino già possiede come caratteristiche personali, ma che può con corsi più specifici ampliare, migliorare e svolgere ulteriori attività, supportato da specialisti web tutor che mirano all’insegnamento dell’uso tecnologico, unito all’insegnamento della consapevolezza dell’uso di questi mezzi tecnologici.

Laboratori di lingue straniere occidentali e orientali: indirizzati all’apprendimento di chi dimostra spiccate doti e voglia interfacciarsi già da piccolini con mondi e contatti diversi. Parlare correttamente una o più lingue rappresenta un valore aggiunto che le conoscenze linguistiche costituiscono in ambito personale, scolastico, e da adulti, anche per un futuro professionale.
L’apertura, poi, a lingue orientali che sta sempre più sviluppandosi fortunatamente anche in Italia, favorisce la maturazione del rispetto per le diversità: sociali, culturali, ideologiche, religiose.
Laboratori di cucina e pasticceria: mirati all’apprendimento delle tecniche basilari di cucina e pasticceria, e non solo. È noto che il cibo è, per tutti, il primo veicolo di relazione umana: e grazie alla necessità di essere nutrito che il bambino stabilisce la sua prima relazione interpersonale. Educare il bambino alla preparazione del cibo significa favorire il suo naturale percorso di acquisizione di autonomia: dall’essere passivamente nutrito dalla mamma, il bambino pian piano passa a prepararsi da solo da mangiare, per poi giungere a cucinare per gli altri, attività che contribuisce a migliorare la propria autostima, a migliorare le proprie emozioni e condividerle con il prossimo.

Valentina Belvisi, orfana di femminicidio:” Quando ho avuto il cognome di mia madre sono rinata. Quell’uomo non è mio padre, è semplicemente Luigi. Grazie a Roberta Beolchi per avermi dato una speranza”

Un cambio di cognome, di città, di vita. Il coraggio di chi ha avuto la forza di rialzarsi e andare avanti. Protagonista della storia è Valentina Belvisi, un’orfana di femminicidio. Il 15 gennaio 2017, Luigi Messina, il padre di Valentina, ha ucciso con 29 coltellate, la moglie Rosanna Belvisi. Nel 2018 la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado. Luigi Messina sta scontando la pena di 18 anni di carcere, in quanto il giudice ha escluso l’aggravante della crudeltà. Il massacro è stato la conseguenza di un raptus, di una “deflagrazione emotiva incontrollabile”, come si legge dalla sentenza.  Valentina è convinta che Luigi, così lo chiama, non si è mai pentito: “Continua a infangare mia madre, poverina, si starà rivoltando nella tomba. Vuol far passare come un raptus quello che ha commesso. Qualche settimana fa gli ho detto di smetterla con le bugie. Poco prima del massacro, portò sotto casa l’amante e suo figlio, il mio fratellastro. Allora aveva due anni. Pensava di vivere tutti sotto lo stesso tetto, come fanno gli arabi. Follia pura. Poco tempo fa, sono stata contattata da un’assistente sociale di Vicenza, la città dove vivo, voleva sapere che padre fosse. Lui le ha detto che  si stava separando da mia madre, ma non è vero. Non si sarebbe mai allontanato da lei per il conto in banca. Lui non lavorava da tempo. Dopo i continui attacchi a mia madre e l’ennesima bugia ho deciso di mettere fine alle nostre telefonate”.

 Che tipo di conversazioni erano, di cosa parlavate durante le telefonate?

Tutto è iniziato perché dovevo fare la domanda per gli orfani di femminicidio. Il mio vecchio avvocato, dopo aver perso un anno di tempo, mi spiegò che c’era un iter da seguire e mi chiese se volevo sentire mio padre. Da allora si sono susseguite una serie di chiamate, che però sono diventate un po’ troppe frequenti e ho deciso, così, di scaglionarle. Voleva sapere della mia vita, cosa facevo, mi raccontava come si svolgeva la sua giornata in carcere. A volte parlavamo di mia madre. Gli ho fatto delle domande per capire se fosse pentito di quello che aveva fatto, per la sua coscienza. È una persona instabile a volte dichiara essersi pentito, altre volte incolpa mia madre, trova sempre il modo per giustificarsi.  Luigi non lavorava, mia madre lo ha salvato dalla strada, c’era un periodo che beveva, ne ha fatte di cotte e di crude. Allora, ho deciso di non sentirlo più, non mi fa bene. Penso anche al mio fratellastro, ora avrà otto anni. Aveva due anni quando è successa la tragedia. Cosa gli dirà? Sono tuo padre e sono in carcere perché ho ucciso la madre di tua sorella”.

Lo hai informato sul cambio di cognome?

Gliel’ho detto di persona. Non mi volevano concedere l’incontro in carcere con lui. Ho spiegato che potevano anche passare anni, ma il risentimento non sarebbe mai passato. Era inutile aspettare. Così, dopo tanta insistenza, me l’hanno concesso poco prima del processo di appello, lui aveva chiesto lo sconto di pena. L’ho guardato negli occhi e gli ho detto che mi sarei chiamata Valentina Belvisi e non più Valentina Messina. Lui non ha proferito parola a riguardo. Avevo desiderio di prendere il cognome di mia madre già prima del tragico episodio, sono sempre stata orgogliosa di lei. Luigi, invece, c’era in un modo non adeguato a un padre di famiglia. Dopo quel giorno, mi faceva schifo firmare con il cognome Messina. Nel gennaio del 2020, ho potuto avere il cognome di mia madre. È stato come nascere per la seconda volta. Non ho vissuto l’adolescenza e la giovinezza, a causa delle sue imposizioni e dei problemi che creava in casa. In trenta anni ha commesso cose terribili”.

Come mai, nell’arco di questo lungo tempo, tua madre non ha chiesto aiuto?

Aveva paura potessero portarmi via da lei. Mia madre era l’unica che lavorava e lui faceva il beato mantenuto. Temeva che con la denuncia sarebbero intervenuti gli assistenti sociali, che in ogni caso sono entrati in casa quando ho compiuto 16 anni e ho deciso di andar via”.

Un particolare che ti è rimasto impresso di quel giorno.

“Nessuno mi ha avvisata, l’ho saputo tramite la tv. Ero appena tornata da un viaggio in Svizzera. Dovevo vedere mia madre il giorno dopo, continuavo a telefonarle, ma non ricevevo alcuna risposta. Non guardavo mai il telegiornale. Fatalità, quel giorno stavo a casa del mio ex, stavamo aspettando il fratello per uscire. La tv era su Rai 2, quando compare la scritta donna uccisa a Milano Lorenteggio. Ho controllato su internet, dove erano riportati altri particolari, l’indirizzo e l’età. Non poteva che essere mia madre. Le autorità hanno spiegato che non riuscivano a rintracciarmi. In Svizzera, i ricettori non prendono bene, ma già intorno alle 15 ero qui a casa. Probabilmente è stato un tentativo di protezione, per non farmi andare sulla scena del crimine. Potevo, però, scoprirlo diversamente, recandomi prima a casa di mia madre”.

Oggi sei Ambasciatrice di Edela e porti avanti una serie di progetti…

Noi affrontiamo tante tematiche che lo Stato tralascia. Lo psicologo l’ho trovato da sola con l’aiuto di un’altra associazione, al tempo non conoscevo ancora la presidente di Edela, Roberta Beolchi. Ero sola quando ho cambiato città e ho dovuto effettuare il trasloco. Ero sola quando ho dovuto ripulire il pavimento e i muri imbrattati di sangue, pensavo mi facessero trovare almeno la casa pulita. Ho avuto la forza di ricostruirmi una vita, ma non tutti ce l’hanno. Molti orfani di femminicidio sono minorenni, a volte neonati. Manca l’assistenza anche ai nonni, alle famiglie affidatarie. La svolta è avvenuta quando ho conosciuto Roberta. Quando mi ha aperto le porte di Edela, mi ha dato tanta speranza, mi ha aiutato a trovare lavoro. Roberta c’è sempre, per tutto. Anche se vuoi studiare, ti mette nella condizione di farlo. Insomma, ti aiuta a fare tutto quello che lo Stato non ti permette di fare.  Abbiamo tanti progetti in mente e speriamo di realizzarli quanto prima. Essere ambasciatrice di Edela vuol dire ricambiare tutto quello che Roberta ha fatto per me, continua a fare e sono certa farà in futuro. Vogliamo donare una speranza agli orfani di femminicidio, bambini e adulti che non sanno come risolvere questioni su cui ancora oggi ci sono molto punti interrogativi. La mia vita è cambiata in poco tempo. Avevo una famiglia e poi, in un attimo, più nulla. Poi, ho avuto la fortuna di incontrare mio marito, una persona buona e paziente e ho costruito con lui una famiglia a Vicenza”.

C’è una possibilità di rinascita per tutti, quindi?

Certo, ma bisogna volerlo. Il cammino è duro, non è facile. Bisogna entrare nell’ottica che non si può darla vinta alla persona che ci ha fatto del male. Questo ragionamento mi ha dato la forza di andare avanti. Se cadevo era un’ennesima sconfitta per me e mia madre. Non doveva pensare di essere riuscito a far male entrambi. Alla fine, con tanta determinazione, ce l’ho fatta”.

Hai definito Luigi  Messina “fortunato”, perché?

“Ha avuto una condanna di soli 18 anni e ne sono già passati sei. Temo ne manchino solo quattro. In Italia esistono sconti di pena, permessi ecc. Loro hanno troppe concessioni, c’è una rete che li protegge, invece dovremmo essere noi quelli protetti. C’è un sistema sbagliato. Luigi non è pentito. Puoi lavorare su di lui a livello psicologico, ma è tutto inutile”.

 

Qui rientra l’importanza del progetto della prevenzione rivolta agli uomini che sarà presentato a breve …

“Assolutamente sì, è troppo facile voler aggiustare tutto dopo. Un uomo in difficoltà mentale è un pericolo per la famiglia e si deve quindi, intervenire prima. Non serve volerlo inserire successivamente in società, non credo ai pentimenti del dopo. Occorre proteggere donne e bambini e al contempo svolgere un lavoro sugli uomini. Non si possono lasciare allo sbaraglio e metterli in condizione di commettere un omicidio, bisogna fermarli prima e capire cosa fare. Magari, come sostiene Roberta Beolchi, con questo lavoro riusciamo finalmente a ridurre il numero dei casi. Colgo l’occasione per ringraziare Roberta per tutto quello che ha fatto e continua a fare per me, è un punto di riferimento nella mia vita”.

Scuola e informazione, giovani e sensibilizzazione. Parte da qui il progetto dell’Associazione Edela che punta alle scuole.

Campagne di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale mirate all’Uguaglianza e al Rispetto dell’Essere Umano, verso la Donna, iniziando dalla Scuola, quale istituzione fondamentale per ogni Giovane che sarà domani Uomo. Dall’infanzia si devono educare i bambini/e al rispetto e spiegare loro l’assurdità di qualsiasi violenza compiuta su un altro essere
umano ed è fondamentale insegnare che ogni Persona, senza distinzione di sesso, stato di salute, età, etnia, religione, caratteristiche fisiche, opinione politica, grado di cultura, istruzione, condizione sociale etc…, merita sempre un RISPETTO INCONDIZIONATO. Per eliminare le violenze, è necessario un cambiamento culturale − è uno degli obiettivi da
raggiungere − e auspicare all’uguaglianza degli esseri umani, di donne e uomini nella società, perché il progresso di una nazione e l’eliminazione delle violenze vanno di pari passo con il coinvolgimento attivo anche delle donne nella stessa società. In tutte le scuole del territorio nazionale si devono fare lezioni sulla prevenzione primaria delle violenze, fare incontri costanti, perché la mediazione scolastica favorisce lo sviluppo dell’empatia e i ragazzi imparano come gestire e superare i conflitti.

Edela è impegnata nel quotidiano per sostenere gli orfani di femminicidio e famiglie affidatarie. Abbraccia, guida e sostiene chi ha perso la madre in modo atroce, chi ha vissuto la violenza e il senso dell’abbandono, cercando di costruire insieme a loro un futuro migliore. Uno di questi orfani che fa parte della grande famiglia Edela è Carmine Ammirati, autore de libro “Là dove inizia l’orizzonte”, edito da Graus Editore. Carmine Ammirati ha portato e continua a portare nelle scuole un messaggio importante, confrontandosi in modo proficuo con gli studenti, con momenti molto forti ed emozionanti . L’orizzonte rappresenta per molti un punto di partenza, ma per Carmine Ammirati ha significato un nuovo inizio.

L’obiettivo dell’autore è quello di trasmettere ai giovani lettori l’importanza dei rapporti con i propri genitori e del non arrendersi davanti alle grandi difficoltà della vita,scegliendo sempre la strada dell’Amore invece che quella della perdizione e dell’odio. Il libro non riporta nessun accenno a fatti di cronaca, è pertanto idoneo a tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, a tutte le donne vittime di violenza, ai nonni affidatari, agli psicologi e ai centri antiviolenza che possano fare proprio il messaggio di amore dell’autore.

 

L’ASSOCIAZIONE EDELA ha anche istituito un Concorso nazionale  per le scuole con un premio rivolto agli alunni degli istituti di scuola superiore di I grado e II grado a partecipato e individuale. La prima edizione si è tenuta lo scorso anno, presto sarà presentata anche la seconda edizione.

 

Stefania Formicola, dolce e al contempo caparbia. Una ragazza come tante, con tanti sogni nel cassetto, distrutti da un colpo di pistola, dritto al cuore. Responsabile dell’omicidio, il marito Carmine D’Aponte, da cui si stava separando, dopo reiterate violenze domestiche. Era il 19 ottobre 2016, D’Aponte aveva avvicinato la vittima, con la scusa di un ultimo chiarimento. Era una trappola. Un destino crudele che Stefania aveva previsto.  Poco prima della tragedia, nel 2013, aveva scritto un testamento: “Alla mia morte, qualunque ne sia la causa, mio figlio deve essere affidato a mia madre e mio padre e in caso di loro morte a mia sorella Fabiana”. Poco dopo, è nato il secondogenito. Entrambi i figli, all’epoca Mario aveva 7 anni e Luigi soli 9 mesi, sono stati affidati ai nonni materni, Luigi Formicola e Adriana Esposito. “Siamo i nonni affidatari – spiega la nonna materna – e anche i tutori. Sono sempre stati con noi.  Portano il cognome della madre, Formicola e nessuno può venire a toglierceli, sono i nostri nipoti”.

 

Come è maturata la decisione del cambio di cognome?

Non avrebbe avuto senso lasciare il cognome di un padre che non solo non è mai stato present, ma che ha fatto loro solo del male. Carmine era molto orgoglioso del suo cognome e che il primogenito portasse il nome del padre. Eppure, la famiglia paterna non si è mai interessata ai bambini, non ha mai chiesto notizie. Il piccolo aveva 19 mesi quando la mamma e morta, prendeva ancora il latte della mamma. Non sanno nemmeno cosa vuol dire far prendere il biberon al bambino, cambiare un  pannolino, noi ci siamo dovuti sostituire completamente alla madre per anni. Non si sono mai interessati dei nipoti, nemmeno con una telefonata, fino ad ottenere l’allontanamento, con una misura restrittiva che non consente loro di avvicinarsi alla nostra famiglia. Il fratello maggiore di Carmine D’Aponte ha testimoniato contro di noi, la giustizia, però, è stata clemente: non sono stati creduti dal giudice e sono stati condannati con pena sospesa per calunnia. Mario, il primogenito, quando sentiva quel cognome si straniva. Dal giorno in cui ha preso il cognome della madre è stato felice, abbiamo organizzato una grande festa”.

Come si comportava D’Aponte con i suoi figli?

Una volta è tornato a casa con un sacchetto di caramelle per suo figlio, Mario. Il bambino, entusiasta, ha aperto il sacchetto, ma all’interno non c’era nulla. È rimasto malissimo. Ho chiesto spiegazioni a D’ Aponte, rispose che nel tragitto verso casa le aveva mangiate tutte, non era riuscito a resistere. Non capisco il perché dare comunque al figlio il sacchetto vuoto. Era un padre assente e quando c’era non era di buon esempio. Il primogenito è sempre stato ben educato e studioso, a lui non andava bene, desiderava crescesse come un delinquente”.

 Durante il fidanzamento con sua figlia aveva mostrato qualche segno che faceva, in qualche modo, presagire la tragedia?

Mia figlia era studiosa, autonoma, mi ha dato tante soddisfazioni. Era anche molto testarda, detestava le ingiustizie. Combatteva per i suoi ideali e portava avanti i valori che le abbiamo sempre insegnato. Ha scelto di fare il servizio civile alla Caritas, per aiutare i più bisognosi. Quando tornava a casa portava con sé i problemi delle persone in difficoltà. Poi, ha conosciuto il marito e la sua vita è cambiata in peggio. Lui non condivideva gli stessi ideali di mia figlia, non le permetteva di frequentare le amicizie maturate durante il percorso scolastico e lavorativo. Le ha tagliato tutti i ponti con la realtà, con la vita. Anche ai tempi del fidanzamento non lo vedevo di buon occhio. Non era normale che doveva imporre dei divieti a Stefania, come ad esempio un semplice caffè con le amiche.  Lui doveva essere sempre presente, anche quando parlava con un’amica doveva mettere il vivavoce. Aveva paura che qualcuno potesse farle aprire la mente. Ha sempre predominato e questa cosa non l’ho mai accettata”.

 

Mi racconti cosa è successo dopo quel maledetto 19 ottobre 2016, come vi sono state accanto le istituzioni?

Non abbiamo avuto bisogno di aiuto a livello psicologico, in quanto i bambini erano molto piccoli. Solo inizialmente, il più grande è stato seguito. Gli avevo raccontato la morte della madre sottoforma di una favola. Stefania lavorava in un centro per anziani e gli ho detto che Gesù aveva bisogno del suo aiuto per accudire gli angeli più anziani. In un primo momento accettò la cosa, poi inizio a chiedere insistentemente perché non tornava. Lo psicologo gli raccontò tutto, ma disse che in fondo già lo sapeva, cercava solo conferme. Successivamente l’ho portato sulla tomba della madre, così le ha potuto portare un fiore. Sono passati già cinque anni dalla tragedia, non abbiamo avuto le istituzioni accanto. Le cose, però, stanno cambiando, sono fiduciosa. Però si tratta sempre di piccoli passi e per i nostri bambini chiediamo di più. Vogliamo stabilità, continuità. Il sussidio economico per i primi quattro anni non lo abbiamo ricevuto. Poi, con l’approvazione della legge 4/2013, abbiamo avuto un piccolo aiuto. Percepisco 600 euro al mese per i due bambini, non è nulla, per crescerli non bastano. Li chiamo, però, una piccola boccata di ossigeno. Mio marito era impiegato, ora è in pensione e dobbiamo andare sul filo per arrivare a fine mese. Per fortuna esistono le associazioni, come Edela”.

Cosa rappresenta per voi Edela?

É l’unica associazione che, da quando è successa la tragedia, ci è sempre stata vicina, con la presenza concreta della presidente Roberta Beolchi. Quando ho un problema, basta una chiamata e insieme a Roberta, cerchiamo di risolverlo. Dedica la sua vita agli orfani di femminicidio e famiglie affidatarie. La chiamo il nostro angelo custode, è per noi un importante punto di riferimento. I progetti messi in campo dalle associazioni ci stanno dando una grande mano. Siamo un passo avanti rispetto a cinque anni fa. Devo, però, fare un appunto. Agli orfani di femminicidio serve continuità, i progetti hanno una durata limitata. Lo Stato deve essere presente. Lo Stato deve prendere in affido questi orfani, dando loro un futuro sicuro e non come adesso incerto. Sono ragazzi soli, oggi hanno nonni, zii. Domani che non ci saremo più, dove andranno a finire?. Bisogna porre in essere interventi continuativi. Oggi Mario ha 10 anni, Luigi 7 anni. Sono bambini tranquilli, vivono la loro quotidianità tra alti e bassi, così come i loro coetanei. Ci saremo sempre per loro e non gli faremo mancare mai nulla. Speriamo in future misure che possano tutelare maggiormente gli orfani di femminicidio e famiglie affidatarie”.

Un imperdibile appuntamento con la solidarietà, la serata Charity che si terrà stasera a Milano, nella splendida cornice di Palazzo Parigi. L’evento è organizzato da Feminin Pluriel Italia, il network femminile guidato dalla presidente Diana Palomba. I fondi raccolti durante la serata verranno devoluti anche ad Edela, associazione sostenitrice di orfani di femminicidio e famiglie affidatarie, guidata da Roberta Beolchi. Un legame forte e constante quello che lega Feminin Pluriel ed Edela, così come sottolinea la presidente Beolchi: “ Ormai c’è un fil rouge che ci unisce, condividiamo l’amore per i bambini, per lo studio, la cultura, la sensibilità. Il nostro obiettivo è prendere per mano coloro che non ce la fanno, in particolar modo le famiglie affidatarie degli orfani di femminicidio. Questo ha creato un punto di forza, di unione per il raggiungimento di obiettivi seri e concreti per tutti gli orfani di femminicidio”.

Presidente Beolchi, Edela sarà ospite di onore della serata….

“Onoratissima di essere presente stasera a Palazzo Parigi in questo Charity,  un evento organizzato dalla stessa presidente di Feminin Pluriel Italia, Diana Palomba, con impegno, dedizione, costanza e professionalità. La  ringrazio ufficialmente di far parte ormai della famiglia di Edela come tutte le socie del network Feminin Pluriel Italia”.

Quest’anno sarà presente anche Valentina Belvisi, un’orfana di femminicidio abbracciata e sostenuta da Edela

“La presenza di Valentina renderà la serata ancora più emozionante. E’ una ragazza che ha subito questo dramma, l’uccisione della mamma, ma ce l’ha fatta. Si è sposata, ha creato una sua famiglia ed è anche diventata ambasciatrice di Edela, lo scorso giugno, durante la prima edizione del Premio Edela. Insieme a noi, raccoglie le testimonianze, i bisogni, le necessità degli orfani di femminicidio e delle famiglie affidatarie. Scendiamo in campo nel concreto per risolvere le diverse problematiche, che in fondo è lo stesso obiettivo di questo Charity”.

 

Con la raccolta fondi di questa serata, cosa farà Edela nei prossimi mesi?

“Il nostro obiettivo primario è quello di garantire lo studio a chi ha perso anni di scuola, con recupero in istituti scolastici, al fine di farli regolarizzare con gli anni, dare loro la possibilità di frequentare corsi specifici professionali e università, in modo da poterli inserire nel mondo del lavoro. Partirà, da questa sera, in concomitanza con questo Charity, il progetto “Fabbrichiamo Talenti”, pensato con molte nonne e nonni affidatari perché Edela non vuole solo adempiere ai bisogni imminenti, ma anche e soprattutto ai sogni dei bambini”.

Il network tutto al femminile dell’associazione internazionale no profit venerdì 21 ottobre a Palazzo Parigi organizza una cena di gala per raccogliere fondi a favore degli oltre 2.100 bambini rimasti orfani per omicidio di genere.

Il ricavato andrà alle associazioni Edela, Andrea Bocelli Foundation e Ara Lumiere.

Un evento di beneficenza ricco di contributi, ospiti e sostenitori, che raccoglierà fondi a favore degli oltre 2.100 bambini rimasti orfani per omicidio di genere tramite le associazioni Edela, Andrea Bocelli Foundation e Ara Lumiere. È la serata charity che si terrà a Milano venerdì 21 ottobre (ore 19) a Palazzo Parigi (corso di Porta Nuova, 1) organizzata dall’associazione Feminin Pluriel Italia (FPI), il club italiano fondato dall’Avv. Diana Palomba, attuale presidente. Feminin Pluriel Italia è un network internazionale tutto “al femminile” che promuove, tra l’altro, attività finalizzate all’educazione, alla formazione e alla protezione di donne e bambini.  

Durante il galà di beneficenza (per informazioni scrivere a segreteria@fpitaly.it) l’associazione presenterà i nuovi progetti di sensibilizzazione a sostegno delle donne e degli orfani di femminicidio.

 

La serata devolverà il ricavato a tre associazioni: all’associazione Edela che, guidata dalla presidente Roberta Beolchi, tutela e sostiene i protagonisti della violenza di genere (orfani e famiglie affidatarie); al progetto Andrea Bocelli Foundation, nata per aiutare le persone in difficoltà a causa di malattie, condizioni di povertà ed emarginazione sociale promuovendo e sostenendo progetti nazionali e internazionali che favoriscano il superamento di tali barriere e a Ara Lumiere, il brand Made in India, nato da un collettivo di donne sopravvissute all’attacco di acido a cui sarà devoluto parte dei fondi.

“Feminin Pluriel – ha detto la presidente Diana Palomba – si pone come promotrice di un dialogo costruttivo e concreto, volto al sostegno e alla diffusione del rispetto di genere, partendo dai banchi di scuola, per arrivare alla famiglia e agli ambienti di lavoro. Quest’anno interagiamo con tre importanti associazioni che si occupano di realtà ai margini: i bambini, le donne in difficoltà sono la priorità di Feminin Pluriel. La politica e la scuola si occupano troppo poco di sensibilizzare al tema del rispetto. I femminicidi aumentano così possiamo leggere sulla cronaca ogni giorni e così gli orfani.  Ogni anno – ha continuato il presidente dell’associazione, – organizziamo iniziative charity lungo tutta l’Italia: da Napoli a Firenze, la prossima tappa è Milano. Vi aspettiamo il 21 ottobre”.

 

Feminin Pluriel, associazione internazionale femminile nata nel 1992 in Francia da Beatrice Lanson Villat, è oggi presente in più di 18 paesi nel mondo e ha come scopo primario quello di creare un network internazionale di donne per facilitare relazioni e business, ma anche per dare a ognuna di loro la possibilità di condividere esperienze, progetti e di sentirsi ed essere “squadra”. Il Chapter italiano, fondato dall’Avv. Diana Palomba che ne è anche Presidente, è un’Associazione no profit: il ricavato delle quote e degli eventi viene infatti destinato ad attività finalizzate all’educazione, formazione e protezione delle donne, dei bambini o a progetti culturali e sociali.

Link a Feminin PlurieItalia

L’associazione Edela è un’associazione no profit, attualmente guidata dalla presidente Roberta Beolchi, che opera su tutto il territorio nazionale a tutela e sostegno dei protagonisti della violenza di genere: gli orfani e le famiglie affidatarie. Ospita in seno a sé il progetto “Orfani del femminicidio” al quale Femimin Pluriel devolverà il ricavato del proprio evento. Edela ha stimato che siano 1.620 i bambini in Italia che, dal 2000, sono rimasti orfani di femminicidio. Lo specifico progetto ha il fine di supportare queste “vittime di vittime” e di sensibilizzare a una nuova e necessaria educazione le Istituzioni Governative, i dirigenti scolastici, le Federazioni sportive e il Presidente del Consiglio dei Ministri, per contribuire a educare al rispetto umano, alla vita civile e all’uguaglianza di genere, informando altresì giovani e adulti sulle conseguenze delle violenze domestiche.

Link ad Associazione Edela

Andrea Bocelli Foudation, ente filantropico, nasce nel luglio 2011 dalla volontà del Maestro Bocelli e della sua famiglia di restituire quell’affetto e quella vicinanza raccolte nel corso della sua carriera, viaggiando da una parte all’altra del globo. Nasce per aiutare le persone in difficoltà a causa di malattie, condizioni di povertà e emarginazione sociale promuovendo e sostenendo progetti nazionali e internazionali che favoriscano il superamento di tali barriere e la piena espressione del proprio potenziale.

Ara Lumiere, il brand made in India nato sotto l’ala della Hothur Foundation e guidato da Kulsum Shadab Wahab. L’anima del marchio è un collettivo di donne, sopravvissute all’attacco di acido, e accomunate dalla medesima propensione alla forza e resilienza. Le loro creazioni sono insieme simbolo di lotta, di resistenza, di speranza, ma anche di solidarietà visto che il ricavato delle vendite viene devoluto al sostegno dei percorsi di riabilitazione per le donne che subiscono questo tipo di abuso.

E’ proprio grazie a Diana Palomba che Feminin Pluriel  approda in Italia nel 2015.

Diana Palomba è fonder di Ingad Trust Srlund, amante della cucina e grande viaggiatrice. E proprio grazie ad un viaggio a Parigi, in occasione di un evento, Diana incontra la presidente francese,  Beatrice Lanson Villat, e decide di portare Feminin Pluriel in Italia, fondando il club italiano. Oggi Feminin Pluriel Italia conta socie sparse in quasi tutte le regioni della penisola, con professionalità ed età diverse.Diana Palomba ha le idee chiare rispetto alle priorità e alle azioni da intraprendere a sostegno degli orfani di femminicidio.

Diana, secondo lei qual è l’aspetto più importante per il sostegno ai ragazzi orfani?

Senza dubbio lo studio e la formazione. E’ fondamentale supportare i ragazzi nel percorso scolastico e dare loro gli strumenti necessari per l’orientamento nel mondo del lavoro. La cultura salva sempre le persone, ovunque, e aggiungo che l’educazione alla cultura è la sola  cosa che garantisce il futuro per una vita bella e normale“.

Feminin Pluriel è al fianco di Edela anche nella “battaglia” per una legge che prevenga il fenomeno dei femminicidi, al momento crescente, e che preveda un sostegno maggiore agli orfani

“Assolutamente si e ci batteremo finchè non cambierà qualcosa. Occorre una legge forte di prevenzione al fenomeno e a mio avviso bisogna lavorare su due fronti. Il primo in un intervento restrittivo concreto ai primi segnali di annunciata violenza, è lì che si possono salvare vite umane, ma finchè la normativa non consentirà certe azioni continueranno a morire donne ogni due giorni. E la seconda, che in realtà dovrebbe partire  da lontano, è la prevenzione sugli uomini. Dico che dovrebbe partire da lontano, perché spesso i primi segnali arrivano da bambini: un bambino violento, un bullo  oggi sarà un uomo violento domani. Ma il discorso è più ampio e non bisogna guardare solo nella direzione maschile, ma andare verso un cambio culturale e intervenire su uomini e donne, su bambini e bambine e, soprattutto, sulle famiglie, perché un bambino che ha subito violenza, sarà certamente un adulto violento. Un cambio, quindi, culturale ed educativo su un piano molto più ampio.  E’ un aspetto fondamentale che non dovrebbe essere sottovalutato dalla famiglia e dalla scuola. In presenza di un bambino, di un ragazzo con visibili disagi, protagonisti di comportamenti aggressivi, bisogna intervenire con terapie psicologiche adeguate e risolutive“.

Torna il tradizionale appuntamento milanese di Feminin Pluriel. 

Si, finalmente. C’è bisogno di eventi, di momenti lieti e di confronto. Sarà come sempre un evento leggero, perché abbiamo bisogno di leggerezza, ma attenzione leggerezza non vuol dire superficialità. Fare una cosa bella per una cosa buona. Nella serata del 21 affronteremo come sempre tanti temi, ma quest’anno riflettori puntati sull’ importanza della cultura. Una serata di raccolta fondi con l’obiettivo di portare i ragazzi all’Università e garantire loro un futuro. Parole d’ordine: prevenzione, cultura, formazione“.

 

Edela non è mai andata in vacanza e lavora interrottamente durante tutto l’anno  a sostegno dei bambini orfani di femminicidio, delle famiglie affidatarie, donne e vittime. Ad ottobre sarà presentato un nuovo progetto, quello sulla prevenzione uomini. Come ha spiegato Roberta Beolchi, presidente di Edela “il femminicidio, purtroppo, non vuole dire solo una donna uccisa”, è un fenomeno più ampio che investe i figli e i familiari della vittima, che restano soli e tutte quelle donne che continuano a subire o sono costrette a fuggire. Gli interventi governativi posti in essere sono vari, eppure il femminicidio resta l’unico crimine prevenibile e prevedibile, ma in continuo aumento.

Quali sono i punti essenziali che interesseranno i progetti di Edela 2022 – 2023 ?

“Uno degli elementi principali rimane l’educazione dei bambini e degli adolescenti, fin dai primi anni di scuola. Continueremo il nostro lavoro di sensibilizzazione negli istituti scolastici, come seminari con studenti, docenti e dirigenti per dare un valido supporto nella prevenzione della violenza, premendo sul rispetto della donna e delle differenze, nonché di tutti gli esseri umani. Durante questa serie di incontri sarà presentato il libro di Carmine Ammirati “Là dove inizia l’orizzonte”, un orfano di femminicidio, uno dei tanti che ha scelto il bene rispetto al male. In un’epoca dove si conduce una vita frenetica, i ragazzi vivono la loro quotidianità insieme all’ inseparabile cellulare e diventa fondamentale farli  soffermare sulle ciò che li circonda e sopratutto sulle sane emozioni, sensibilizzandoli su determinati argomenti. Importante ad ottobre la presentazione del progetto prevenzione ed educazione sugli uomini violenti”.

Perché prevenzione sugli uomini?

Da anni siamo in campo per tentare di debellare questo crimine prevenibile e prevedibile. Nonostante gli interventi posti in essere, il livello di sensibilizzazione è ancora basso e le donne continuano a morire. Edela è impegnata quotidianamente, in quanto a monte c’è uno spaccato tra la denuncia e la morte della donna. Esistono dei problemi burocratici, a volte insormontabili. Quando una donna si rivolge alla nostra associazione è perché ha paura di morire, noi ci attiviamo in maniera tempestiva, cercando di intervenire sul luogo in cui avviene la violenza, rivolgendoci al 1522 e agli organi preposti. Purtroppo riscontriamo notevoli difficoltà dinnanzi a un iter burocratico che non ci consente di esporci in prima persona, sia come associazione e sia come cittadini, richiedendo la denuncia da parte del soggetto interessato. Il più delle volte la donna preferisce non denunciare, trovando così la morte. Ecco perché dopo svariati studi con esperti del settore abbiamo preferito intervenire sugli uomini prima del crimine, così come prevede l’articolo 16 della Convenzione di Instabul (Programmi di intervento di carattere preventivo e di trattamento sull’autore della violenza). Non crediamo nel recupero post crimine, così come indicano  le statistiche otto soggetti su dieci sono recidivi. E’ difficile il recupero di persone che commettono crimini così efferati.  Abbiamo previsto nel nostro progetto un centro di ascolto e attento monitoraggio sugli uomini, al fine di valutare lo stadio della violenza e comprendere la motivazione che li spinge al crimine, mettendo in atto percorsi dedicati con il supporto di psicologi, criminologi e professionisti del settore.

Nel progetto, quindi, sono previste della case famiglie per gli uomini?

“Nel progetto sono contemplate delle case famiglie per la rieducazione di uomini violenti, mediante percorsi specifici con esperti di altissimo profilo. L’obiettivo è quello di sottoporre l’uomo a un attento studio di valutazione, in modo da prevenire la violenza di genere. Un progetto complesso e delicato, i cui dettagli saranno illustrati in una conferenza stampa, a cui parteciperanno organi competenti, istituzioni e professionisti che affiancheranno Edela in questo progetto. Colgo l’occasione per ringraziare le donne che trovano il coraggio di contattarci, anche attraverso i social, raccontare le loro storie e affidarsi alla nostra associazione. Diventa automatico creare un clima familiare con le vittime di violenza, orfani di femminicidio e famiglie affidatarie, in quanto li seguiamo in ogni fase, li supportiamo e consigliamo. Attraverso il racconto delle loro storie, denunciano il bisogno di uno snellimento dell’iter burocratico e una legge diversa che li tuteli maggiormente.

A Sant’Angelo d’Ischia, tra Scrittori, Giornalisti, Professionisti, Imprenditori, Artisti, Docenti, Autori emergenti ed Esperti di Comunicazione s protagonisti della XVII Edizione del Premio “Approdi d’Autore” 2021 fondato dall’editore Pietro Graus c’è anche Carmine Ammirati con il libro “Là dove inizia l’orizzonte”.

Ma sul palco allestito dal Comune di Serrara Fontana sull’ameno molo turistico intitolato al grande Pablo Neruda saranno premiati tanti altri autori: Carmine Ammirati per Là dove inizia l’orizzonteBiagio Arixi per Diva perversaGiuseppe Battista per Il metodo Maurices… e se funzionasse?Francesca Chitè per Come un pettirossoMassimiliano Campanile per Non c’è niente che cambierei; la società di HR Focus Consulting per il progetto corale al femminile Le stanze delle donneGeneroso Di Biase per A me che sono un nanoGraziella Di Grezia per Versi immersiLuca Filipponi e Giuseppe Catapano per L’Europa che conta; l’imprenditore Saverio Ferrara per il brillante esordio metafisico/letterario di Un esoterico amoreDavide Gambardella per Storia di un (quasi) amore in quarantena; Nicola Maddaloni per Vetro infrangibileLudovica Russo per Incastri imperfettiCostantino Montesanto per Partire è un po’ morire.