Caffè dell’Oro

BISTECCA DI CAVOLFIORE AL CURRY MADRAS con uvetta, anacardi, salsa alle carote e Porto

Chef Antonio Minichiello

É uno tra i piatti più apprezzati del nostro menu del Caffè dell’Oro: rappresenta anzitutto un’ottima alternativa vegetariana ad un secondo piatto sostanzioso. Perfetto anche da un punto di vista nutrizionale, accompagnato da uno dei nostri sfiziosi contorni del giorno. Le note speziate del curry madras esaltano il gusto del cavolfiore, proposto come una vera e propria bistecca alla griglia e adagiato su una salsa vellutata di carote al Porto, stemperata dalla dolcezza dell’uvetta e completata dalla consistenza carnosa degli anacardi. Ci è sembrata la scelta giusta da associare ad Edela, proprio perché tra i preferiti dei nostri ospiti, che hanno quindi un motivo in più per sceglierlo all’interno del nostro menu.

Fare impresa guardando al sociale. Valeriano Antonioli, CEO di Lungarno Collection di proprietà della Famiglia Ferragamo, si sofferma sulla sinergia nata con Edela, Associazione no profit che opera su tutto il territorio nazionale a tutela e sostegno degli orfani di femminicidio e delle famiglie affidatarie.

Come nasce e con quali finalità la collaborazione tra Lungarno Collection ed Edela?

Siamo entrati in contatto con Edela in maniera del tutto fortuita: una delle nostre ospiti, molto impegnata del sociale, ci ha parlato di questa realtà, e le abbiamo immediatamente chiesto di metterci in contatto. Dopo averli conosciuti siamo stati colpiti dritti al cuore ed immediatamente determinati nel sostenere la loro causa: la tutela degli orfani di femminicidio rappresenta una tragedia nella tragedia, parliamo di bambini che dopo essere rimasti orfani, si trovano anche nell’impedimento pratico di poter avere una rivalsa nella propria vita. Non solo sono stati colpiti profondamente da un punto di vista emotivo, ma privati anche della possibilità di poter accedere alle opportunità di vita che meriterebbero. Non potendo rimanere inermi dopo aver conosciuto le loro storie, grazie ad Edela, ora possiamo intervenire nel lenire almeno questo aspetto della loro tragedia, sostenendo l’associazione con i nostri mezzi e condividendo la sua realtà con il nostro pubblico.

Nel menù dei vostri ristoranti Lungarno Collection c’è un piatto Edela per sostenere l’associazione: come nasce questa idea?

L’idea era quella di creare un programma di sostegno economico duraturo e continuativo, non legato esclusivamente ad un evento speciale, ma quotidianamente alimentato. Avendo la fortuna di poter contare sui nostri bar e ristoranti dai profili eterogenei e location esclusive, molto frequentati sia da turisti che da fiorentini -Caffè dell’Oro, Picteau Bistrot & Bar, The Fusion Bar & Restaurant, tutti ad un passo da Ponte Vecchio e con una vista eccezionale sull’Arno-, abbiamo pensato di individuare per ciascuno dei loro menu, un piatto signature, best seller, quello insomma più amato dai nostri ospiti, e di devolverne parte del ricavato ad Edela. In questo modo riusciamo ad essere presenti in maniera costante per l’associazione e abbiamo inoltre l’occasione per amplificarne il messaggio di solidarietà attraverso i nostri ospiti. A questa attività di fondo si aggiungono poi eventi speciali, costruiti ad hoc e all’occorrenza con l’associazione stessa.

Che ruolo può avere un marchio importante come Lungarno Collection nella battaglia di Edela a sostegno degli orfani di femminicidio?

Penso che una realtà come la nostra, in contatto con un pubblico internazionale di alto livello abbia il dovere morale di portare all’attenzione progetti speciali e reali come quello di Edela. Utilizzare la nostra posizione privilegiata anche come veicolo per portare alla luce delle realtà con scopi così nobili ci rende molto orgogliosi.

La prima edizione del premio Edela sarà l’occasione per allargare la rete della solidarietà. È possibile fare impresa guardando anche al sociale?

E’ doveroso fare impresa anche per il sociale: è da anni il nostro obiettivo, ci crediamo e ci impegniamo quotidianamente nel perseguirlo. Fare del bene fa bene alle persone e dunque alle aziende.

“Con la sua appassionata azione, l’Associazione Edela copre un inaccettabile vuoto legislativo e normativo che riguarda gli orfani di femminicidio, minori, rimasti di colpo senza madre e con il padre suicida o in carcere, troppo spesso abbandonati al loro destino”. L’avvocato Alessandra Renzi, responsabile legale nazionale di Edela, rimarca il fondamentale ruolo di supporto garantito quotidianamente dall’Associazione guidata da Roberta Beolchi e chiede misure e politiche mirate per tamponare l’emergenza.

 

Avvocato, qual è il destino di questi minori?

Guardi, il solo fatto che, ancora oggi, non esista neanche un elenco ufficiale di questi ragazzi è la conferma della poca attenzione che c’è nei confronti di un’emergenza sociale che non può più essere ignorata. Parliamo di bambini e ragazzi che, non di rado, si ritrovano soli al mondo. La cronaca accende i riflettori, come è giusto che sia, sulla vittima e sul carnefice, ignorando che c’è anche chi dovrà provare a vivere oltre la tragedia.

Lo Stato cosa fa per questi ragazzi?

Poco o niente. Non è accettabile che non sostenga questi minori in nessun modo, sia da un punto di vista strettamente economico che con misure a sostegno della loro piena integrazione sociale. Edela è la portavoce di questa emergenza presso le istituzioni e le autorità competenti, oltre ad essere quotidianamente impegnata a sostenere economicamente questi minori.

I dati, non ufficiali, parlano di un mondo di circa 3mila ragazzi. Da dove bisognerebbe partire per iniziare a dare qualche risposta concreta?

Sarebbe opportuno prevedere sussidi e agevolazioni, come del resto già avviene per gli orfani della mafia o altre categorie di minori a rischio. Sarebbe fondamentale anche introdurre delle agevolazioni per facilitare l’accesso al lavoro, alla formazione e all’istruzione, fondamentali per favorirne la piena integrazione. Questi ragazzi hanno bisogno di studiare, senza un’adeguata cultura diventa difficile, se non impossibile, costruirsi un futuro.

Molti di loro sono affidati ai parenti più vicini.

Sono i più fortunati, ma sarebbe comunque auspicabile affiancare e monitorare le famiglie affidatarie, non sempre in grado di gestire situazioni così complesse. In molti casi si tratta di persone anziane, che magari non hanno neanche le risorse economiche necessarie. Servono fondi, risorse vere, altrimenti sarà impossibile per questi ragazzi costruirsi un futuro il più possibile normale. E poi ci sono tutti i risvolti psicologici.

Prego, continui.

Questi ragazzi hanno vissuto un trauma psicologico profondissimo che, inevitabilmente, li accompagnerà per sempre. Un fardello pesante che richiede un sostegno psicologico continuo, da affidare a professionisti qualificati, naturalmente a spese dello Stato.

Avvocato, lei fa parte anche della Onlus “Cavalieri di San Silvestro”, impegnata al fianco delle persone non abbienti. Quanto è importante il volontariato per chi vive situazioni difficili?

L’associazionismo è un mondo di straordinaria importanza, fondamentale per aiutare e far sentire meno sole tante persone. Ma attenzione, le associazioni che operano nel sociale non possono sostituirsi allo Stato. C’è bisogno di misure mirate e continue, di politiche serie, di risorse. Solo in questo mondo si potranno dare delle risposte concrete a emergenze sociali che, in troppi casi, restano ai margini, dimenticate.

Lungarno Collection al fianco di Edela, Associazione no profit che opera su tutto il territorio nazionale a tutela e sostegno degli orfani del femminicidio e delle famiglie affidatarie.

La Lungarno Collection– precisa la Presidente di Edela Roberta Beolchi – ha dimostrato grande attenzione e sensibilità verso la nostra iniziativa che guarda ai tanti bambini e ragazzi che subiscono passivamente dinamiche terribili di possesso, uccisioni, solitudine e, dopo la tragedia, si trovano senza la loro mamma uccisa e senza il padre, in carcere a scontare la pena. In Italia ci sono quasi 3mila minori che vivono questa situazione drammatica nell’indifferenza generale. Allargare la rete della solidarietà – aggiunge – vuol dire contribuire concretamente a regalare un futuro il più possibile sereno a questi ragazzi”.

Lungarno Collection sosterrà le iniziative di Edela versando all’Associazione parte del ricavato di tre piatti e un cocktail intitolati all’Associazione e proposti, rispettivamente, al “Picteau Bistrot & Bar” dell’Hotel Lungarno, e al “Caffè dell’Oro” del Portrait di Firenze, e “Fusion Bar & Restaurant” del Gallery Hotel Art.

Società di gestione alberghiera di proprietà della famiglia Ferragamo, con Presidente Leonardo Ferragamo, Lungarno Collection nasce nel 1995, e oggi conta 6 5 proprietà in Italia: alberghi e ristoranti, affacciati sul tratto più romantico dell’Arno a Firenze, sulla via della moda a Roma, in Via Condotti, accanto a Piazza di Spagna, e presto anche in uno dei più scenografici e stupefacenti monumenti di Milano, l’ex Seminario Arcivescovile di Corso Venezia, il più antico seminario d’Europa.

Un marchio di prestigio che rende omaggio alla straordinaria cultura dell’ospitalità di famiglia, nata con Salvatore Ferragamo, padre di Leonardo, che per primo ospitò i grandi del cinema, della nobiltà e della diplomazia di tutto il mondo che venivano a Firenze per le sue esclusive scarpe artigianali. Una lezione di raffinatissima ospitalità, unita a un amore profondo per Firenze, che Salvatore Ferragamo ha trasmesso ai suoi figli e che rappresentano le fondamenta valoriali del Brand Lungarno Collection.

La Presidente: “Un riconoscimento per chi opera nel sociale, con l’auspicio di allagare la rete della solidarietà”

BEOLCHI: IL PREMIO EDELA UN INNO ALLA VITA

“Il Premio Edela è un sogno che si realizza, un altro tassello fondamentale per sensibilizzare sempre di più l’opinione pubblica sugli orfani di femminicidio”. Roberta Beolchi, Presidente dell’Associazione Edela che opera su tutto il territorio nazionale a tutela e sostegno di bambini e orfani maggiorenni rimasti traumaticamente senza genitori e delle famiglie affidatarie, presenta così la prima edizione del Premio che sarà celebrata il prossimo 13 giugno a Roma, nel prestigioso Salone d’Onore del CONI. “Non posso che ringraziare il Presidente Giovanni Malagò, che ci ha sempre sostenuti nella nostra azione”, aggiunge la Beolchi. “Il Premio Edela – precisa – nasce con l’obiettivo di conferire un riconoscimento a chi si è distinto nel sociale, anche attraverso la propria professione, proponendosi come un esempio positivo per l’intera società. Fra i premiati ci sono noti professionisti dello sport, dello spettacolo, del giornalismo e della moda, con un occhio molto attento al mondo femminile”.

Presidente Beolchi, il Premio Edela consentirà di accendere i riflettori su una realtà drammatica, troppo spesso dimenticata.

Purtroppo è proprio così, le cronache non ne parlano, perché spesso si tratta di minorenni e la stampa focalizza l’attenzione solo sulla donna uccisa e sul suo carnefice. I bambini subiscono passivamente dinamiche terribili di possesso, uccisioni, solitudine e, dopo la tragedia, si trovano senza la loro mamma uccisa e senza il padre, in carcere a scontare la pena. In Italia ci sono quasi 3mila minori che vivono questa situazione drammatica.

Qual è il destino di questi bambini?

Fra tribunali, servizi sociali, famiglie affidatarie o adottive devono attraversare percorsi dolorosi per la loro psiche: un calvario senza fine che provoca una serie di paure e angosce che si traducono nella quotidianità in disturbi dell’attenzione a scuola, aggressività improvvise e balbuzie, psoriasi. Noi, come Edela, cerchiamo di fare la nostra parte per sostenerli e aiutarli.

In che modo?

Agiamo su più fronti, con un impegno notevole che portiamo avanti con grande amore e attenzione. Cerchiamo di intervenire nella quotidianità, garantendo supporti giuridici e psicologici, ma, soprattutto, guardiamo al futuro di questi bambini, che hanno il diritto ad avere una prospettiva di vita, una speranza di normalità. Come Associazione tuteliamo e sosteniamo il loro diritto allo studio e anche, eventualmente, il recupero degli anni scolastici persi, perché solo la cultura donerà loro la libertà e la scelta di una nuova vita.

In questi anni di impegno ha visto modificarsi l’attenzione generale verso questi ragazzi?

In parte sì, oggi c’è più consapevolezza, ma c’è ancora tanto da fare. Il Premio Edela sarà l’occasione per sottolineare l’impegno di chi opera nel sociale, per ringraziare chi finora ci ha sostenuto nella nostra azione, contribuendo ai tanti risultati concreti raggiunti, e per allargare la rete della solidarietà, coinvolgendo sempre più soggetti. Il recupero di questi ragazzi, così come tante altre emergenze sociali che fanno purtroppo parte della nostra quotidianità, hanno bisogno del sostegno di tutti. Bisogna collaborare e fare fronte comune per migliorare il mondo in cui viviamo. È un impegno che dobbiamo ai nostri figli.

La Pasqua di Edela sorride agli orfani ucraini. L’Associazione guidata da Roberta Beolchi, che opera da anni su tutto il territorio nazionale a tutela e sostegno degli orfani del femminicidio e delle famiglie affidatarie, ha voluto dedicare quest’anno un pensiero speciale ai bambini rimasti senza genitori dopo lo scoppio della guerra.

“Era impossibile restare insensibili di fronte a tanto dolore e sofferenza. Un momento – precisa Roberta Beolchi – come quello che stiamo vivendo, ci porta inevitabilmente con la mente a chi sta soffrendo e piangendo per la morte e la distruzione causata dalla folle invasione russa”.

In occasione della Pasqua, Edela proverà a regalare un momento di serenità anche a questi bambini, grazie alla preziosa collaborazione della catena di ristoranti Bistrot “Molino” e la Pasticceria “Don Nino” per la realizzazione di colombe artigianali. “Non posso che ringraziare dal profondo del cuore chi ci ha sostenuto in quest’iniziativa”, continua la Presidente di Edela.

Una sinergia nel segno della solidarietà e dell’amore verso i piccoli orfani, un mondo, troppo spesso colpevolmente trascurato, attraversato da storie drammatiche alle quali Edela guarda da sempre con grande cura e attenzione. “Mai come quest’anno dobbiamo vivere la Pasqua seriamente e all’insegna della Pace. Una Pace vera per tutti – conclude – per il popolo ucraino e per i tanti minori da salvare, ostaggi della guerra in orfanotrofi e istituti”.

“I femminicidi sono in continuo aumento e, di conseguenza, anche il numero dei ragazzi rimasti improvvisamente soli. Un dramma nel dramma intorno al quale non c’è ancora la giusta attenzione”. Roberta Beolchi è la presidente di Edela, Associazione nata a sostegno degli orfani di femminicidio. “Gli orfani di femminicidio vivono diversi traumi: il più grande è naturalmente quello di diventare orfani di madre, uccisa, e padre, in carcere o suicida. In più perdono il contatto fisico con la casa e i loro oggetti, finiti sotto sequestro. Un terremoto per le loro vite, che sono attraversate anche dal trauma della guerra, e quindi dal sangue, l’orrore, la paura di essere uccisi”.

Edela cosa fa per provare ad aiutare chi resta dopo la tragedia?

Il supporto psicologico è sicuramente il primo tassello della nostra azione. Il servizio garantito in questi casi dall’Asl, spesso consistente in poche ore settimanali, non è quasi mai sufficiente, sia per i ragazzi che per le famiglie, in genere nonni e parenti, che li accolgono. La maggior parte di questi ragazzini non provengono da famiglie benestanti e la terapia da uno psicologo non la possono sostenere. A volte si rivolgono a Edela anche per avere pareri legali. Non hanno nemmeno l’esenzione dai farmaci e non hanno corsie preferenziali per la ricerca di un lavoro quando arrivano alla maturità. Ecco perché con la nostra Associazione cerchiamo anche di dare un contributo più in prospettiva. Questi ragazzi devono studiare e formarsi nel migliore dei modi, i loro sogni non vanno spezzati. La cultura è sinonimo di libertà e crescita.

Se la sente di raccontare qualche storia.

Non posso non pensare a Caterina, la prima ragazzina che abbiamo aiutato e che mi ha proiettato in mondo fatto di dolore e sofferenza, ma anche di vite da salvare. Come quella di Carmine Ammirati, orfano quando aveva 12 anni, che ha voluto scrivere da adulto un libro con l’introduzione del ministro Mara Carfagna in cui, attraverso un monologo, ricostruisce i ricordi della madre, riappropriandosene. Un percorso lungo e doloroso, che lo ha aiutato a trovare la sua strada.

Come vi finanziate?

Il denaro arriva da una rete di benefattori, amiche o amici che hanno capito quanto sia atroce la situazione di questi ragazzini. Una rete di solidarietà che ci consente di aiutare una trentina di ragazzi.

Lo Stato fa la sua parte?

Si parla da tempo di una legge e di coperture finanziarie. Il sostegno dello Stato per lo studio, la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro degli orfani è approdato lo scorso luglio in Gazzetta ufficiale. Sono stati anche fissati i criteri per l’erogazione dei fondi previsti già nella legge di Bilancio 2017, ma si tratta davvero di poca roba, alla quale molte famiglie, per la complessità delle procedure, rinunciano. Ma è chiaro che Edela non può sostituirsi allo Stato che dovrebbe garantire un’indennità subito dopo la morte della madre. Lo Stato dovrebbe garantire quantomeno il sostentamento minimo, noi dovremmo essere il valore aggiunto.

E invece?

Purtroppo non va così, i ragazzi e le famiglie affidatarie sono spesso lasciati soli, abbandonati al proprio destino.

Ma quanti sono gli orfani di femminicidio in Italia?

Secondo l’Istat sono oltre 2500, ma è un dato complessivo, non scorporato per regione né, tantomeno, per provincia. Si naviga a vista: andrebbe istituito un albo nazionale, credo sia il primo passo per prendersi davvero cura di queste vite.

I femminicidi sono giustamente da tempo al centro dell’attenzione, anche mediatica, eppure i casi continuano ad aumentare.

E’ vero, ecco perché crediamo che vadano definite politiche mirate, misure straordinarie. Mi sembra evidente che quello che è stato fatto fino ad oggi non è sufficiente, non può bastare. I femminicidi, e il futuro di questi ragazzi, hanno bisogno di un altro livello di attenzione, a partire dalla prevenzione.

Il numero delle denunce è in aumento?

Sicuramente più del passato, ma è importante tenere ben presente che, una volta denunciato il marito o il compagno, la donna si è esposta, e bisogna quindi concentrarsi sugli uomini, ma non per punirli ma per coinvolgerli in percorsi psicologici di recupero. Non di rado si tratta di persone cha hanno subito a loro volta violenza in passato, e fanno fatica a distinguere tra il bene e il male.

Gli occhi di Caterina non li ha mai dimenticati. Quello sguardo perso, disperatamente vuoto, di una ragazzina rimasta improvvisamente sola al mondo. Il padre che uccide la moglie, sua madre, e poi decide di farla finita: una scia di sangue impossibile da cancellare, da rimuovere dagli occhi e dalla mente. “Caterina è stata la prima ragazzina che ho provato ad aiutare”, raccolta Roberta Beolchi, anima e cuore di Edela, Associazione nata tre anni in soccorso degli orfani di femminicidio. Melania Rea, la donna uccisa nel 2011 dal marito al culmine di un litigio, è un’altra storia che ha profondamente segnato Roberta Beolchi. “Il mio primo pensiero andò ai ragazzi, a chi restava e doveva comunque andare avanti”. Roberta cominciò così ad approfondire ed analizzare tutte le questioni legate ai femminicidi, confrontandosi con criminologi, sociologi e avvocati. “Ho studiato a lungo e con grande attenzione, trovando però ben poco sull’argomento. Così – racconta – ho iniziato a prendere contatto con le famiglie affidatarie, quasi sempre nonni o zii. Ho capito che erano lasciati soli, persone invisibili, abbandonate al proprio destino. Una volta entrato in contatto con quel mondo non ho potuto più chiudere gli occhi. Ho deciso così di impegnarmi in prima persona”. Edela è un acronimo, perfetta combinazione dei nomi della sua famiglia, i figli Edoardo e Gabriele e l’ex marito Antonio, scomparso di recente. “Gli uomini giusti, e sono tanti, hanno un ruolo fondamentale in queste vicende. Le loro testimonianze possono essere più forti di quelle delle donne, ecco perché devono esporsi e sostenere le donne vittime di queste barbarie. La loro voce può fare la differenza e dare forza a chi, dopo l’orrore, deve andare avanti e provare a vivere”. Edela è una mano tesa verso il futuro, la parte bella di un mondo diventato improvvisamente buio per tanti ragazzi. L’amica generosa che prova a dare una mano, a regalare un sorriso di speranza. “E’ impossibile non pensare ai tanti bambini e ragazzi, figli di madri uccise dai mariti o dai compagni, non di rado davanti ai loro occhi. Un orrore difficile da raccontare, e impossibile da sanare. Con Edela cerchiamo di aiutare questi ragazzi, spesso minorenni, che meritano una vita il più normale possibile. Certo – continua – ci sono i problemi di tutti i giorni, come le bollette da pagare, ma c’è anche un futuro da costruire. Perché è giusto e necessario pensare alla quotidianità, ma anche provare a disegnare una prospettiva migliore, a donare loro una luce di speranza”. Roberta Beolchi nella vita fa l’architetto, lavora in tutto il mondo ed ha un’agenda fitta di impegni e scadenze da rispettare. “Ma Edela occupa da tempo un posto fisso nei miei pensieri, nelle mie giornate. Perché certe storie non le puoi cancellare mai, neanche per un attimo, ti restano dentro. Noi cerchiamo di fare la nostra parte, di dare il nostro contributo per un mondo di sofferenza ancora poco considerato”. L’attenzione dei media, dell’opinione pubblica si concentra infatti, quasi sempre, solo sui fatti di cronaca, ignorando gli effetti che quel sangue avrà su chi resta. Spenti i riflettori della stampa, restano brandelli di vita da mettere insieme.