L’obiettivo del progetto Fabbrichi(AMO)Talenti è in primis, dare concreto supporto ai nonni e alle famiglie affidatarie che si prendono completamente cura della vita quotidiana ed affettiva dei Piccoli. L’Associazione Edela è al loro fianco per sostenerli, per supportarli, perché i Nonni e le Famiglie affidatarie debbano mantenere integra la loro dignità. E’ fondamentale che non vengano messi in condizioni di provare vergogna per avere delle obiettive necessità economiche, risorse finanziarie scarse-se solo ci soffermiamo sulle pensioni che percepiscono- che non consentono di crescere in totale serenità i bambini/nipoti della loro figlia uccisa o sorella o parente.

L’Associazione Edela vuole affiancare le famiglie, anche con la realizzazione dei sogni, migliorando le attitudini e peculiarità dei bambini, tramite un pool di professionisti e specialisti di ogni settore e disciplina al fine di riuscire a creare !Talenti”. Si vuole accuratamente sostenere i bambini nelle discipline che amano e vivere dei momenti di felicità, come avrebbe fatto esattamente la loro Mamma. Tutto questo ha poi un risvolto economico positivo per le famiglie; gli stessi nonni non dovrebbero più sostenere alcun onere- che attualmente grava solo ed esclusivamente su tutti i contesti familiari ai quali appartengono-quindi, la possibilità di far frequentare con serenità e libertà qualunque disciplina e mai dover rinunciare.

Il progetto Fabbrichi(AMO)Talenti nella sua totale completezza, punta anche al profilo psicologico- mediante appunto le discipline creative – a voler migliorare la crescita del bambino con la regolazione delle emozioni e l’utilizzo delle emozioni stesse. Lo sviluppo, infatti, di una competenza emotiva presuppone la presenza di conoscenza delle proprie e altrui emozioni e dell’abilità di comportamento intesa come la capacità di gestire e regolare le proprie emozioni per affrontare le diverse situazioni che si propongono. Solo così, il bambino che ha subito un trauma drammatico della perdita della mamma uccisa, che diventerà un adolescente e futuro adulto, sarà in grado di affrontare relazioni positive con gli altri e favorire comportamenti socializzanti; quindi essere in grado di gestire scambi comunicativi e capacità di stimolare il pensiero costruttivo.

PRINCIPALI OBIETTIVI:
● La sensibilizzazione allo studio: elemento fondamentale che permette di valorizzare i sogni e le ambizioni dei bambini e degli adolescenti, quindi volti agli orfani invisibili vittime superstiti di femminicidi, ridonando loro la speranza e la forza per un futuro sereno e con la possibilità di studiare, tracciarsi un futuro migliore e soprattutto libero, elemento che la cultura consente ad ogni individuo.

Individuazione delle attitudini e dei desideri del bambino: le qualità personali e le aspirazioni dei piccoli, se sviluppate precocemente, potrebbero rivelarsi un contributo per un futuro professionale più solido e una vita serena fondata sui propri  sogni.

Miglioramento della salute fisica e mentale: i traguardi che l’Associazione Edela si prefigge sono insegnare a giocare, a socializzare, a sorridere, a sognare, a coltivare le passioni, tornare alla vita normale, ridonare il Sole nella loro vita e la voglia di crederci. Il bambino verrà assistito da figure professionali esperte nel recupero mentale post traumatico, attraverso incontri e attività di riabilitazione.

Concreto supporto alle famiglie affidatarie: attraverso il progetto Fabbrichi(AMO)Talenti l’Associazione Edela si impegna ad investire in politiche di sostegno delle attività creative che vadano a migliorare quindi la vita dei bambini e lo status economico e sociale delle famiglie affidatarie, secondo le varie necessità che verranno attentamente e accuratamente valutate, sottraendole dalle spese fisse di tutto ciò che sostengono per corsi e attività scolastiche ed extrascolastiche.

Aziende sponsor : al fine di poter sostenere il maggior numero di famiglie affidatarie, è fondamentale che il progetto Fabbrichi(AMO)Talenti possa essere sponsorizzato da aziende di rilievo ciascuna nel proprio settore, che possano entrare in sinergia con l’effettiva mission dell’Associazione Edela e condividere il percorso di crescita e miglioramento di vita dei bambini. Ogni intervento sarà pianificato pensando a tutta alla realtà territoriale, da ognisingola citta fino al piccolo comune dove, purtroppo, l’ambiente sociale è più complesso e talvolta arido.

Infine, ribadiamo ancora che l’obiettivo essenziale del progetto Fabbrichi(AMO)Talenti è valorizzare e valutare attentamente ogni singolo bambino e le relative attitudini, seguirli con Amore e analizzare le loro spiccate peculiarità indirizzandoli alle attività che più li appassionano e crescere in serenità come tutti i bambini del Mondo senza alcuna differenza.

L’Associazione Edela desidera fortemente rivolgere una particolare attenzione al momento storico che tutti abbiamo vissuto negli ultimi mesi di emergenza COVID-19
e la situazione economica degli Orfani di Femminicidio si è notevolmente aggravata, perché invisibili erano ed ancora più invisibili sono! Senza il nostro concreto, rapido
ed efficace intervento molti bambini verranno allontanati anche dai nonni materni ai quali sono stati affidati. C’è infatti una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile per tutti: i nostri anziani, esposti ad un insidiosissimo rischio di contagio, insieme a coloro che se ne prendono cura. Nonni che prima del Covid-19 avevano molteplici difficoltà a sostenere i nipoti affidati ed ora ancora di più, molti in cassa integrazione e soprattutto sanno molto bene di essere più fragili di fronte al virus.

Tutto questo continua ad essere un dramma nel dramma!

Le attività da svolgere saranno strutturate in:

Laboratori di teatro: fare teatro aiuta i bambini più introversi e timidi, accresce l’autostima, affina il senso estetico e migliora persino la percezione dello spazio. I bambini crescono più sereni in un universo magico-libera da ansie e paure ed è indicato per chi vive dinamiche familiari complesse e difficili come gli orfani .In riferimento all’aspetto emozionale precedentemente trattato, il teatro è per questo da non sottovalutare. Insegna a gestire l’agitazione, la paura, che un bambino prova subito prima e durante le rappresentazioni.

Laboratori di musica e canto: i bambini e la musica sono buoni amici già nell’utero materno. Amano cantare e quindi la stessa ha effetti benefici aumentando le capacità creative, di concentrazione –gli orfani faticano molto a concentrarsi-e di immaginazione e sviluppa la memoria.

Laboratori di danza: è una delle discipline motorie più complete in assoluto ed i benefici sono tanti. La danza è un’attività completa dai molteplici benefici fisici e psicologici. Praticata dai bambini, contribuisce a mettersi in armonia e sintonia con le parti più profonde. La danza arricchisce l’Anima e questi Piccoli ballando troveranno la pace.

Laboratori di pittura: è tra le migliori espressioni di arte per un bambino e per bambini particolarmente introversi con difficoltà di apprendimento. Di comportamento e salute. Infatti , dipingere e far esprimere i bambini su tela, carta o qualsiasi superficie permette loro di manifestare sentimenti e pensieri quando c’è bisogno di comunicarli e non si sa come fare.

Laboratori di scrittura creativa e lettura: mirati a stimolare la mente al confronto e all’ampliamento delle conoscenze, oltre all’acquisizione delle competenze necessarie per la corretta redazione di libri e storie adatte a seconda dell’età, rispettando le regole sintattiche, grammaticali e ortografiche della lingua italiana,coadiuvati da editing del settore pedagogico, per una perfetta espressione di comunicazione al fine di stimolare il bambino qualora dimostrasse già attitudini verso la scrittura; portarli ad una crescita personale di scrittura, insegnare le adeguatetecniche al fine di realizzare la stesura del proprio libro.

Laboratori sportivi: orientati all’integrazione del bambino all’interno della squadra, o sport individuale, inteso come modello di micro società, fornendo gli strumenti per relazionarsi con i propri coetanei ma in un momento di divertimento e sana competizione. Ogni bambino verrà esaminato, da professionisti di tutte le discipline, per essere inserito nella categoria sportiva dove eccelle e migliorare tecniche e capacità e unitamente alla gioia di frequentare il corso di sport tanto desiderato.

Laboratori di informatica e nuove tecnologie: finalizzati alla conoscenza degli strumenti tecnologici che il bambino già possiede come caratteristiche personali, ma che può con corsi più specifici ampliare, migliorare e svolgere ulteriori attività, supportato da specialisti web tutor che mirano all’insegnamento dell’uso tecnologico, unito all’insegnamento della consapevolezza dell’uso di questi mezzi tecnologici.

Laboratori di lingue straniere occidentali e orientali: indirizzati all’apprendimento di chi dimostra spiccate doti e voglia interfacciarsi già da piccolini con mondi e contatti diversi. Parlare correttamente una o più lingue rappresenta un valore aggiunto che le conoscenze linguistiche costituiscono in ambito personale, scolastico, e da adulti, anche per un futuro professionale.
L’apertura, poi, a lingue orientali che sta sempre più sviluppandosi fortunatamente anche in Italia, favorisce la maturazione del rispetto per le diversità: sociali, culturali, ideologiche, religiose.
Laboratori di cucina e pasticceria: mirati all’apprendimento delle tecniche basilari di cucina e pasticceria, e non solo. È noto che il cibo è, per tutti, il primo veicolo di relazione umana: e grazie alla necessità di essere nutrito che il bambino stabilisce la sua prima relazione interpersonale. Educare il bambino alla preparazione del cibo significa favorire il suo naturale percorso di acquisizione di autonomia: dall’essere passivamente nutrito dalla mamma, il bambino pian piano passa a prepararsi da solo da mangiare, per poi giungere a cucinare per gli altri, attività che contribuisce a migliorare la propria autostima, a migliorare le proprie emozioni e condividerle con il prossimo.

Valentina Belvisi, orfana di femminicidio:” Quando ho avuto il cognome di mia madre sono rinata. Quell’uomo non è mio padre, è semplicemente Luigi. Grazie a Roberta Beolchi per avermi dato una speranza”

Un cambio di cognome, di città, di vita. Il coraggio di chi ha avuto la forza di rialzarsi e andare avanti. Protagonista della storia è Valentina Belvisi, un’orfana di femminicidio. Il 15 gennaio 2017, Luigi Messina, il padre di Valentina, ha ucciso con 29 coltellate, la moglie Rosanna Belvisi. Nel 2018 la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado. Luigi Messina sta scontando la pena di 18 anni di carcere, in quanto il giudice ha escluso l’aggravante della crudeltà. Il massacro è stato la conseguenza di un raptus, di una “deflagrazione emotiva incontrollabile”, come si legge dalla sentenza.  Valentina è convinta che Luigi, così lo chiama, non si è mai pentito: “Continua a infangare mia madre, poverina, si starà rivoltando nella tomba. Vuol far passare come un raptus quello che ha commesso. Qualche settimana fa gli ho detto di smetterla con le bugie. Poco prima del massacro, portò sotto casa l’amante e suo figlio, il mio fratellastro. Allora aveva due anni. Pensava di vivere tutti sotto lo stesso tetto, come fanno gli arabi. Follia pura. Poco tempo fa, sono stata contattata da un’assistente sociale di Vicenza, la città dove vivo, voleva sapere che padre fosse. Lui le ha detto che  si stava separando da mia madre, ma non è vero. Non si sarebbe mai allontanato da lei per il conto in banca. Lui non lavorava da tempo. Dopo i continui attacchi a mia madre e l’ennesima bugia ho deciso di mettere fine alle nostre telefonate”.

 Che tipo di conversazioni erano, di cosa parlavate durante le telefonate?

Tutto è iniziato perché dovevo fare la domanda per gli orfani di femminicidio. Il mio vecchio avvocato, dopo aver perso un anno di tempo, mi spiegò che c’era un iter da seguire e mi chiese se volevo sentire mio padre. Da allora si sono susseguite una serie di chiamate, che però sono diventate un po’ troppe frequenti e ho deciso, così, di scaglionarle. Voleva sapere della mia vita, cosa facevo, mi raccontava come si svolgeva la sua giornata in carcere. A volte parlavamo di mia madre. Gli ho fatto delle domande per capire se fosse pentito di quello che aveva fatto, per la sua coscienza. È una persona instabile a volte dichiara essersi pentito, altre volte incolpa mia madre, trova sempre il modo per giustificarsi.  Luigi non lavorava, mia madre lo ha salvato dalla strada, c’era un periodo che beveva, ne ha fatte di cotte e di crude. Allora, ho deciso di non sentirlo più, non mi fa bene. Penso anche al mio fratellastro, ora avrà otto anni. Aveva due anni quando è successa la tragedia. Cosa gli dirà? Sono tuo padre e sono in carcere perché ho ucciso la madre di tua sorella”.

Lo hai informato sul cambio di cognome?

Gliel’ho detto di persona. Non mi volevano concedere l’incontro in carcere con lui. Ho spiegato che potevano anche passare anni, ma il risentimento non sarebbe mai passato. Era inutile aspettare. Così, dopo tanta insistenza, me l’hanno concesso poco prima del processo di appello, lui aveva chiesto lo sconto di pena. L’ho guardato negli occhi e gli ho detto che mi sarei chiamata Valentina Belvisi e non più Valentina Messina. Lui non ha proferito parola a riguardo. Avevo desiderio di prendere il cognome di mia madre già prima del tragico episodio, sono sempre stata orgogliosa di lei. Luigi, invece, c’era in un modo non adeguato a un padre di famiglia. Dopo quel giorno, mi faceva schifo firmare con il cognome Messina. Nel gennaio del 2020, ho potuto avere il cognome di mia madre. È stato come nascere per la seconda volta. Non ho vissuto l’adolescenza e la giovinezza, a causa delle sue imposizioni e dei problemi che creava in casa. In trenta anni ha commesso cose terribili”.

Come mai, nell’arco di questo lungo tempo, tua madre non ha chiesto aiuto?

Aveva paura potessero portarmi via da lei. Mia madre era l’unica che lavorava e lui faceva il beato mantenuto. Temeva che con la denuncia sarebbero intervenuti gli assistenti sociali, che in ogni caso sono entrati in casa quando ho compiuto 16 anni e ho deciso di andar via”.

Un particolare che ti è rimasto impresso di quel giorno.

“Nessuno mi ha avvisata, l’ho saputo tramite la tv. Ero appena tornata da un viaggio in Svizzera. Dovevo vedere mia madre il giorno dopo, continuavo a telefonarle, ma non ricevevo alcuna risposta. Non guardavo mai il telegiornale. Fatalità, quel giorno stavo a casa del mio ex, stavamo aspettando il fratello per uscire. La tv era su Rai 2, quando compare la scritta donna uccisa a Milano Lorenteggio. Ho controllato su internet, dove erano riportati altri particolari, l’indirizzo e l’età. Non poteva che essere mia madre. Le autorità hanno spiegato che non riuscivano a rintracciarmi. In Svizzera, i ricettori non prendono bene, ma già intorno alle 15 ero qui a casa. Probabilmente è stato un tentativo di protezione, per non farmi andare sulla scena del crimine. Potevo, però, scoprirlo diversamente, recandomi prima a casa di mia madre”.

Oggi sei Ambasciatrice di Edela e porti avanti una serie di progetti…

Noi affrontiamo tante tematiche che lo Stato tralascia. Lo psicologo l’ho trovato da sola con l’aiuto di un’altra associazione, al tempo non conoscevo ancora la presidente di Edela, Roberta Beolchi. Ero sola quando ho cambiato città e ho dovuto effettuare il trasloco. Ero sola quando ho dovuto ripulire il pavimento e i muri imbrattati di sangue, pensavo mi facessero trovare almeno la casa pulita. Ho avuto la forza di ricostruirmi una vita, ma non tutti ce l’hanno. Molti orfani di femminicidio sono minorenni, a volte neonati. Manca l’assistenza anche ai nonni, alle famiglie affidatarie. La svolta è avvenuta quando ho conosciuto Roberta. Quando mi ha aperto le porte di Edela, mi ha dato tanta speranza, mi ha aiutato a trovare lavoro. Roberta c’è sempre, per tutto. Anche se vuoi studiare, ti mette nella condizione di farlo. Insomma, ti aiuta a fare tutto quello che lo Stato non ti permette di fare.  Abbiamo tanti progetti in mente e speriamo di realizzarli quanto prima. Essere ambasciatrice di Edela vuol dire ricambiare tutto quello che Roberta ha fatto per me, continua a fare e sono certa farà in futuro. Vogliamo donare una speranza agli orfani di femminicidio, bambini e adulti che non sanno come risolvere questioni su cui ancora oggi ci sono molto punti interrogativi. La mia vita è cambiata in poco tempo. Avevo una famiglia e poi, in un attimo, più nulla. Poi, ho avuto la fortuna di incontrare mio marito, una persona buona e paziente e ho costruito con lui una famiglia a Vicenza”.

C’è una possibilità di rinascita per tutti, quindi?

Certo, ma bisogna volerlo. Il cammino è duro, non è facile. Bisogna entrare nell’ottica che non si può darla vinta alla persona che ci ha fatto del male. Questo ragionamento mi ha dato la forza di andare avanti. Se cadevo era un’ennesima sconfitta per me e mia madre. Non doveva pensare di essere riuscito a far male entrambi. Alla fine, con tanta determinazione, ce l’ho fatta”.

Hai definito Luigi  Messina “fortunato”, perché?

“Ha avuto una condanna di soli 18 anni e ne sono già passati sei. Temo ne manchino solo quattro. In Italia esistono sconti di pena, permessi ecc. Loro hanno troppe concessioni, c’è una rete che li protegge, invece dovremmo essere noi quelli protetti. C’è un sistema sbagliato. Luigi non è pentito. Puoi lavorare su di lui a livello psicologico, ma è tutto inutile”.

 

Qui rientra l’importanza del progetto della prevenzione rivolta agli uomini che sarà presentato a breve …

“Assolutamente sì, è troppo facile voler aggiustare tutto dopo. Un uomo in difficoltà mentale è un pericolo per la famiglia e si deve quindi, intervenire prima. Non serve volerlo inserire successivamente in società, non credo ai pentimenti del dopo. Occorre proteggere donne e bambini e al contempo svolgere un lavoro sugli uomini. Non si possono lasciare allo sbaraglio e metterli in condizione di commettere un omicidio, bisogna fermarli prima e capire cosa fare. Magari, come sostiene Roberta Beolchi, con questo lavoro riusciamo finalmente a ridurre il numero dei casi. Colgo l’occasione per ringraziare Roberta per tutto quello che ha fatto e continua a fare per me, è un punto di riferimento nella mia vita”.

Quest’anno Edela vuole regalare a tutti gli orfani di femminicidio, vittime, nonni e famiglie affidatarie un “Natale in Sogno”, con la Campagna Raccolta Fondi Natale 2022 che  vede, ancora una volta, al nostro fianco la catena Lungarno Collection. Un progetto tanto ambizioso, quanto originale e affascinante: la realizzazione di shopping bags natalizie, di tessuto di pregio, a marchio Lungarno Collection by Ferragamo e marchio Edela.

 

Contenuto scelto e selezionato della shopping bag natalizia: confezione cantucci artigianali  Falcone(simbolo del legame con Firenze e la Toscana), un torrone artigianale di Torrone di Iorio Montemiletto (simbolo del legame con la Campania), un libro di Graus Edizioni (simbolo del legame con la Cultura) e un vino rosato dell’Azienda Agricola Fiorentino. Il nome del vino è “Flavia” ed è proprio questo nome che diventerà protagonista della campagna natalizia.

Il nome del vino è “Flavia” ed è proprio questo nome che diventerà protagonista della campagna natalizia: “Sono Flavia, tua mamma. Figlia mia distingui sempre l’amore dall’inganno. Le botte, i lividi, levessazioni, non sono manifestazioni d’affetto, ma soprusi. Ricorda, il primo schiaffo non sarà l’ultimo,ma il primo di una lunga serie. Non essere ingenua, l’uomo che usa violenza contro una donna, non cambierà, ha bisogno solo di essere curato. Non fare come me, non illuderti. Nessuno può sminuirti,umiliarti, dire che non sei abbastanza. Reagisci. Guardati allo specchio, asciugati le lacrime. Non voglio più vedere quella tristezza sul tuo volto. Truccati, mettiti il vestito più bello, esci, respira la libertà, dici basta. Abbi il coraggio di chiedere aiuto, io non l’ho avuto. Spicca il volo, afferra con forza la tua vita e custodiscila gelosamente. Io ero, tu sei, tu puoi. Ho utilizzato le fiabe per raccontarti cosa accadeva. Sono stata la fata con l’occhio truccato di nero, la befana dalle ossa rotte, la principessa che non sente da un orecchio. Volevo solo proteggerti e invece, ti ho dimostrato quanto una donna può sbagliare, cercando di tenere il nulla insieme. Ora non sono più una fata, una befana, una principessa, sono un angelo, il tuo angelo, sono la voce delle donne che non possono più parlare, il coraggio di dire basta, la voglia di combattere. Sono la voglia d vivere con gioia che annienta ogni violenza, la forza dello spirito. Sono la madre di tutti gli orfani. Afferro le loro mani, le stringo e li conduco al di là di ogni violenza, al di là dell’orizzonte, in un futuro colmo di amore e speranza. L’amore per te stessa lo dimostri quando hai il coraggio di disobbedire. Abbi il coraggio di dire basta, chiedi aiuto, esci, afferra la tua libertà, custodisci la tua vita. Amala, amati, ama i tuoi figli, non lasciarli soli. Nessuno si salva da solo”.

Per ordini scrivici a: info@associazioneedela.it