Edela è stata ospite d’eccezione al convegno organizzato da SoftSkill4U  tenutosi dal 23 al 25 settembre a Bologna, al fianco di che ha condiviso con i presenti la sua preziosa e toccante testimonianza, nonché storia di rinascita.

 

Il 15 gennaio 2017, Luigi Messina, il padre di Valentina, ha ucciso con 29 coltellate, la moglie Rosanna Belvisi. Nel 2018 la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado. Luigi Messina sta scontando la pena di 18 anni di carcere, in quanto il giudice ha escluso l’aggravante della crudeltà. Valentina si è trasferita, allontanandosi da Milano, cambiando cognome e vita. Nella sua nuova città, Vicenza, ha conosciuto il suo attuale marito, con cui ha costruito la sua splendida famiglia. Lo scorso anno, in occasione della prima edizione del Premio Edela, è stata nominata ambasciatrice dell’associazione. Raccoglie testimonianze, richieste e insieme alla presidente Roberta Beolchi, scende in campo in modo concreto per far fronte ai bisogni e alle necessità degli orfani di femmicidio, vittime, nonni e famiglie affidatarie.

 

La presidente di Edela , Roberta Beolchi : “Ringraziamo Gianluca Bucci e tutti gli organizzatori per l’invito. Siamo sempre felici di partecipare a contesti dedicati ad altri temi, come quello della comunicazione, in cui si dà ampio spazio anche al sociale e ad Edela. Una grande possibilità per raccontare le nostre attività e il nostro impegno constante per gli orfani di femminicidio e famiglie affidatarie“.

Scuola e informazione, giovani e sensibilizzazione. Parte da qui il progetto dell’Associazione Edela che punta alle scuole.

Campagne di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale mirate all’Uguaglianza e al Rispetto dell’Essere Umano, verso la Donna, iniziando dalla Scuola, quale istituzione fondamentale per ogni Giovane che sarà domani Uomo. Dall’infanzia si devono educare i bambini/e al rispetto e spiegare loro l’assurdità di qualsiasi violenza compiuta su un altro essere
umano ed è fondamentale insegnare che ogni Persona, senza distinzione di sesso, stato di salute, età, etnia, religione, caratteristiche fisiche, opinione politica, grado di cultura, istruzione, condizione sociale etc…, merita sempre un RISPETTO INCONDIZIONATO. Per eliminare le violenze, è necessario un cambiamento culturale − è uno degli obiettivi da
raggiungere − e auspicare all’uguaglianza degli esseri umani, di donne e uomini nella società, perché il progresso di una nazione e l’eliminazione delle violenze vanno di pari passo con il coinvolgimento attivo anche delle donne nella stessa società. In tutte le scuole del territorio nazionale si devono fare lezioni sulla prevenzione primaria delle violenze, fare incontri costanti, perché la mediazione scolastica favorisce lo sviluppo dell’empatia e i ragazzi imparano come gestire e superare i conflitti.

Edela è impegnata nel quotidiano per sostenere gli orfani di femminicidio e famiglie affidatarie. Abbraccia, guida e sostiene chi ha perso la madre in modo atroce, chi ha vissuto la violenza e il senso dell’abbandono, cercando di costruire insieme a loro un futuro migliore. Uno di questi orfani che fa parte della grande famiglia Edela è Carmine Ammirati, autore de libro “Là dove inizia l’orizzonte”, edito da Graus Editore. Carmine Ammirati ha portato e continua a portare nelle scuole un messaggio importante, confrontandosi in modo proficuo con gli studenti, con momenti molto forti ed emozionanti . L’orizzonte rappresenta per molti un punto di partenza, ma per Carmine Ammirati ha significato un nuovo inizio.

L’obiettivo dell’autore è quello di trasmettere ai giovani lettori l’importanza dei rapporti con i propri genitori e del non arrendersi davanti alle grandi difficoltà della vita,scegliendo sempre la strada dell’Amore invece che quella della perdizione e dell’odio. Il libro non riporta nessun accenno a fatti di cronaca, è pertanto idoneo a tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, a tutte le donne vittime di violenza, ai nonni affidatari, agli psicologi e ai centri antiviolenza che possano fare proprio il messaggio di amore dell’autore.

 

L’ASSOCIAZIONE EDELA ha anche istituito un Concorso nazionale  per le scuole con un premio rivolto agli alunni degli istituti di scuola superiore di I grado e II grado a partecipato e individuale. La prima edizione si è tenuta lo scorso anno, presto sarà presentata anche la seconda edizione.

 

Stefania Formicola, dolce e al contempo caparbia. Una ragazza come tante, con tanti sogni nel cassetto, distrutti da un colpo di pistola, dritto al cuore. Responsabile dell’omicidio, il marito Carmine D’Aponte, da cui si stava separando, dopo reiterate violenze domestiche. Era il 19 ottobre 2016, D’Aponte aveva avvicinato la vittima, con la scusa di un ultimo chiarimento. Era una trappola. Un destino crudele che Stefania aveva previsto.  Poco prima della tragedia, nel 2013, aveva scritto un testamento: “Alla mia morte, qualunque ne sia la causa, mio figlio deve essere affidato a mia madre e mio padre e in caso di loro morte a mia sorella Fabiana”. Poco dopo, è nato il secondogenito. Entrambi i figli, all’epoca Mario aveva 7 anni e Luigi soli 9 mesi, sono stati affidati ai nonni materni, Luigi Formicola e Adriana Esposito. “Siamo i nonni affidatari – spiega la nonna materna – e anche i tutori. Sono sempre stati con noi.  Portano il cognome della madre, Formicola e nessuno può venire a toglierceli, sono i nostri nipoti”.

 

Come è maturata la decisione del cambio di cognome?

Non avrebbe avuto senso lasciare il cognome di un padre che non solo non è mai stato present, ma che ha fatto loro solo del male. Carmine era molto orgoglioso del suo cognome e che il primogenito portasse il nome del padre. Eppure, la famiglia paterna non si è mai interessata ai bambini, non ha mai chiesto notizie. Il piccolo aveva 19 mesi quando la mamma e morta, prendeva ancora il latte della mamma. Non sanno nemmeno cosa vuol dire far prendere il biberon al bambino, cambiare un  pannolino, noi ci siamo dovuti sostituire completamente alla madre per anni. Non si sono mai interessati dei nipoti, nemmeno con una telefonata, fino ad ottenere l’allontanamento, con una misura restrittiva che non consente loro di avvicinarsi alla nostra famiglia. Il fratello maggiore di Carmine D’Aponte ha testimoniato contro di noi, la giustizia, però, è stata clemente: non sono stati creduti dal giudice e sono stati condannati con pena sospesa per calunnia. Mario, il primogenito, quando sentiva quel cognome si straniva. Dal giorno in cui ha preso il cognome della madre è stato felice, abbiamo organizzato una grande festa”.

Come si comportava D’Aponte con i suoi figli?

Una volta è tornato a casa con un sacchetto di caramelle per suo figlio, Mario. Il bambino, entusiasta, ha aperto il sacchetto, ma all’interno non c’era nulla. È rimasto malissimo. Ho chiesto spiegazioni a D’ Aponte, rispose che nel tragitto verso casa le aveva mangiate tutte, non era riuscito a resistere. Non capisco il perché dare comunque al figlio il sacchetto vuoto. Era un padre assente e quando c’era non era di buon esempio. Il primogenito è sempre stato ben educato e studioso, a lui non andava bene, desiderava crescesse come un delinquente”.

 Durante il fidanzamento con sua figlia aveva mostrato qualche segno che faceva, in qualche modo, presagire la tragedia?

Mia figlia era studiosa, autonoma, mi ha dato tante soddisfazioni. Era anche molto testarda, detestava le ingiustizie. Combatteva per i suoi ideali e portava avanti i valori che le abbiamo sempre insegnato. Ha scelto di fare il servizio civile alla Caritas, per aiutare i più bisognosi. Quando tornava a casa portava con sé i problemi delle persone in difficoltà. Poi, ha conosciuto il marito e la sua vita è cambiata in peggio. Lui non condivideva gli stessi ideali di mia figlia, non le permetteva di frequentare le amicizie maturate durante il percorso scolastico e lavorativo. Le ha tagliato tutti i ponti con la realtà, con la vita. Anche ai tempi del fidanzamento non lo vedevo di buon occhio. Non era normale che doveva imporre dei divieti a Stefania, come ad esempio un semplice caffè con le amiche.  Lui doveva essere sempre presente, anche quando parlava con un’amica doveva mettere il vivavoce. Aveva paura che qualcuno potesse farle aprire la mente. Ha sempre predominato e questa cosa non l’ho mai accettata”.

 

Mi racconti cosa è successo dopo quel maledetto 19 ottobre 2016, come vi sono state accanto le istituzioni?

Non abbiamo avuto bisogno di aiuto a livello psicologico, in quanto i bambini erano molto piccoli. Solo inizialmente, il più grande è stato seguito. Gli avevo raccontato la morte della madre sottoforma di una favola. Stefania lavorava in un centro per anziani e gli ho detto che Gesù aveva bisogno del suo aiuto per accudire gli angeli più anziani. In un primo momento accettò la cosa, poi inizio a chiedere insistentemente perché non tornava. Lo psicologo gli raccontò tutto, ma disse che in fondo già lo sapeva, cercava solo conferme. Successivamente l’ho portato sulla tomba della madre, così le ha potuto portare un fiore. Sono passati già cinque anni dalla tragedia, non abbiamo avuto le istituzioni accanto. Le cose, però, stanno cambiando, sono fiduciosa. Però si tratta sempre di piccoli passi e per i nostri bambini chiediamo di più. Vogliamo stabilità, continuità. Il sussidio economico per i primi quattro anni non lo abbiamo ricevuto. Poi, con l’approvazione della legge 4/2013, abbiamo avuto un piccolo aiuto. Percepisco 600 euro al mese per i due bambini, non è nulla, per crescerli non bastano. Li chiamo, però, una piccola boccata di ossigeno. Mio marito era impiegato, ora è in pensione e dobbiamo andare sul filo per arrivare a fine mese. Per fortuna esistono le associazioni, come Edela”.

Cosa rappresenta per voi Edela?

É l’unica associazione che, da quando è successa la tragedia, ci è sempre stata vicina, con la presenza concreta della presidente Roberta Beolchi. Quando ho un problema, basta una chiamata e insieme a Roberta, cerchiamo di risolverlo. Dedica la sua vita agli orfani di femminicidio e famiglie affidatarie. La chiamo il nostro angelo custode, è per noi un importante punto di riferimento. I progetti messi in campo dalle associazioni ci stanno dando una grande mano. Siamo un passo avanti rispetto a cinque anni fa. Devo, però, fare un appunto. Agli orfani di femminicidio serve continuità, i progetti hanno una durata limitata. Lo Stato deve essere presente. Lo Stato deve prendere in affido questi orfani, dando loro un futuro sicuro e non come adesso incerto. Sono ragazzi soli, oggi hanno nonni, zii. Domani che non ci saremo più, dove andranno a finire?. Bisogna porre in essere interventi continuativi. Oggi Mario ha 10 anni, Luigi 7 anni. Sono bambini tranquilli, vivono la loro quotidianità tra alti e bassi, così come i loro coetanei. Ci saremo sempre per loro e non gli faremo mancare mai nulla. Speriamo in future misure che possano tutelare maggiormente gli orfani di femminicidio e famiglie affidatarie”.

Un imperdibile appuntamento con la solidarietà, la serata Charity che si terrà stasera a Milano, nella splendida cornice di Palazzo Parigi. L’evento è organizzato da Feminin Pluriel Italia, il network femminile guidato dalla presidente Diana Palomba. I fondi raccolti durante la serata verranno devoluti anche ad Edela, associazione sostenitrice di orfani di femminicidio e famiglie affidatarie, guidata da Roberta Beolchi. Un legame forte e constante quello che lega Feminin Pluriel ed Edela, così come sottolinea la presidente Beolchi: “ Ormai c’è un fil rouge che ci unisce, condividiamo l’amore per i bambini, per lo studio, la cultura, la sensibilità. Il nostro obiettivo è prendere per mano coloro che non ce la fanno, in particolar modo le famiglie affidatarie degli orfani di femminicidio. Questo ha creato un punto di forza, di unione per il raggiungimento di obiettivi seri e concreti per tutti gli orfani di femminicidio”.

Presidente Beolchi, Edela sarà ospite di onore della serata….

“Onoratissima di essere presente stasera a Palazzo Parigi in questo Charity,  un evento organizzato dalla stessa presidente di Feminin Pluriel Italia, Diana Palomba, con impegno, dedizione, costanza e professionalità. La  ringrazio ufficialmente di far parte ormai della famiglia di Edela come tutte le socie del network Feminin Pluriel Italia”.

Quest’anno sarà presente anche Valentina Belvisi, un’orfana di femminicidio abbracciata e sostenuta da Edela

“La presenza di Valentina renderà la serata ancora più emozionante. E’ una ragazza che ha subito questo dramma, l’uccisione della mamma, ma ce l’ha fatta. Si è sposata, ha creato una sua famiglia ed è anche diventata ambasciatrice di Edela, lo scorso giugno, durante la prima edizione del Premio Edela. Insieme a noi, raccoglie le testimonianze, i bisogni, le necessità degli orfani di femminicidio e delle famiglie affidatarie. Scendiamo in campo nel concreto per risolvere le diverse problematiche, che in fondo è lo stesso obiettivo di questo Charity”.

 

Con la raccolta fondi di questa serata, cosa farà Edela nei prossimi mesi?

“Il nostro obiettivo primario è quello di garantire lo studio a chi ha perso anni di scuola, con recupero in istituti scolastici, al fine di farli regolarizzare con gli anni, dare loro la possibilità di frequentare corsi specifici professionali e università, in modo da poterli inserire nel mondo del lavoro. Partirà, da questa sera, in concomitanza con questo Charity, il progetto “Fabbrichiamo Talenti”, pensato con molte nonne e nonni affidatari perché Edela non vuole solo adempiere ai bisogni imminenti, ma anche e soprattutto ai sogni dei bambini”.

Il network tutto al femminile dell’associazione internazionale no profit venerdì 21 ottobre a Palazzo Parigi organizza una cena di gala per raccogliere fondi a favore degli oltre 2.100 bambini rimasti orfani per omicidio di genere.

Il ricavato andrà alle associazioni Edela, Andrea Bocelli Foundation e Ara Lumiere.

Un evento di beneficenza ricco di contributi, ospiti e sostenitori, che raccoglierà fondi a favore degli oltre 2.100 bambini rimasti orfani per omicidio di genere tramite le associazioni Edela, Andrea Bocelli Foundation e Ara Lumiere. È la serata charity che si terrà a Milano venerdì 21 ottobre (ore 19) a Palazzo Parigi (corso di Porta Nuova, 1) organizzata dall’associazione Feminin Pluriel Italia (FPI), il club italiano fondato dall’Avv. Diana Palomba, attuale presidente. Feminin Pluriel Italia è un network internazionale tutto “al femminile” che promuove, tra l’altro, attività finalizzate all’educazione, alla formazione e alla protezione di donne e bambini.  

Durante il galà di beneficenza (per informazioni scrivere a segreteria@fpitaly.it) l’associazione presenterà i nuovi progetti di sensibilizzazione a sostegno delle donne e degli orfani di femminicidio.

 

La serata devolverà il ricavato a tre associazioni: all’associazione Edela che, guidata dalla presidente Roberta Beolchi, tutela e sostiene i protagonisti della violenza di genere (orfani e famiglie affidatarie); al progetto Andrea Bocelli Foundation, nata per aiutare le persone in difficoltà a causa di malattie, condizioni di povertà ed emarginazione sociale promuovendo e sostenendo progetti nazionali e internazionali che favoriscano il superamento di tali barriere e a Ara Lumiere, il brand Made in India, nato da un collettivo di donne sopravvissute all’attacco di acido a cui sarà devoluto parte dei fondi.

“Feminin Pluriel – ha detto la presidente Diana Palomba – si pone come promotrice di un dialogo costruttivo e concreto, volto al sostegno e alla diffusione del rispetto di genere, partendo dai banchi di scuola, per arrivare alla famiglia e agli ambienti di lavoro. Quest’anno interagiamo con tre importanti associazioni che si occupano di realtà ai margini: i bambini, le donne in difficoltà sono la priorità di Feminin Pluriel. La politica e la scuola si occupano troppo poco di sensibilizzare al tema del rispetto. I femminicidi aumentano così possiamo leggere sulla cronaca ogni giorni e così gli orfani.  Ogni anno – ha continuato il presidente dell’associazione, – organizziamo iniziative charity lungo tutta l’Italia: da Napoli a Firenze, la prossima tappa è Milano. Vi aspettiamo il 21 ottobre”.

 

Feminin Pluriel, associazione internazionale femminile nata nel 1992 in Francia da Beatrice Lanson Villat, è oggi presente in più di 18 paesi nel mondo e ha come scopo primario quello di creare un network internazionale di donne per facilitare relazioni e business, ma anche per dare a ognuna di loro la possibilità di condividere esperienze, progetti e di sentirsi ed essere “squadra”. Il Chapter italiano, fondato dall’Avv. Diana Palomba che ne è anche Presidente, è un’Associazione no profit: il ricavato delle quote e degli eventi viene infatti destinato ad attività finalizzate all’educazione, formazione e protezione delle donne, dei bambini o a progetti culturali e sociali.

Link a Feminin PlurieItalia

L’associazione Edela è un’associazione no profit, attualmente guidata dalla presidente Roberta Beolchi, che opera su tutto il territorio nazionale a tutela e sostegno dei protagonisti della violenza di genere: gli orfani e le famiglie affidatarie. Ospita in seno a sé il progetto “Orfani del femminicidio” al quale Femimin Pluriel devolverà il ricavato del proprio evento. Edela ha stimato che siano 1.620 i bambini in Italia che, dal 2000, sono rimasti orfani di femminicidio. Lo specifico progetto ha il fine di supportare queste “vittime di vittime” e di sensibilizzare a una nuova e necessaria educazione le Istituzioni Governative, i dirigenti scolastici, le Federazioni sportive e il Presidente del Consiglio dei Ministri, per contribuire a educare al rispetto umano, alla vita civile e all’uguaglianza di genere, informando altresì giovani e adulti sulle conseguenze delle violenze domestiche.

Link ad Associazione Edela

Andrea Bocelli Foudation, ente filantropico, nasce nel luglio 2011 dalla volontà del Maestro Bocelli e della sua famiglia di restituire quell’affetto e quella vicinanza raccolte nel corso della sua carriera, viaggiando da una parte all’altra del globo. Nasce per aiutare le persone in difficoltà a causa di malattie, condizioni di povertà e emarginazione sociale promuovendo e sostenendo progetti nazionali e internazionali che favoriscano il superamento di tali barriere e la piena espressione del proprio potenziale.

Ara Lumiere, il brand made in India nato sotto l’ala della Hothur Foundation e guidato da Kulsum Shadab Wahab. L’anima del marchio è un collettivo di donne, sopravvissute all’attacco di acido, e accomunate dalla medesima propensione alla forza e resilienza. Le loro creazioni sono insieme simbolo di lotta, di resistenza, di speranza, ma anche di solidarietà visto che il ricavato delle vendite viene devoluto al sostegno dei percorsi di riabilitazione per le donne che subiscono questo tipo di abuso.

E’ proprio grazie a Diana Palomba che Feminin Pluriel  approda in Italia nel 2015.

Diana Palomba è fonder di Ingad Trust Srlund, amante della cucina e grande viaggiatrice. E proprio grazie ad un viaggio a Parigi, in occasione di un evento, Diana incontra la presidente francese,  Beatrice Lanson Villat, e decide di portare Feminin Pluriel in Italia, fondando il club italiano. Oggi Feminin Pluriel Italia conta socie sparse in quasi tutte le regioni della penisola, con professionalità ed età diverse.Diana Palomba ha le idee chiare rispetto alle priorità e alle azioni da intraprendere a sostegno degli orfani di femminicidio.

Diana, secondo lei qual è l’aspetto più importante per il sostegno ai ragazzi orfani?

Senza dubbio lo studio e la formazione. E’ fondamentale supportare i ragazzi nel percorso scolastico e dare loro gli strumenti necessari per l’orientamento nel mondo del lavoro. La cultura salva sempre le persone, ovunque, e aggiungo che l’educazione alla cultura è la sola  cosa che garantisce il futuro per una vita bella e normale“.

Feminin Pluriel è al fianco di Edela anche nella “battaglia” per una legge che prevenga il fenomeno dei femminicidi, al momento crescente, e che preveda un sostegno maggiore agli orfani

“Assolutamente si e ci batteremo finchè non cambierà qualcosa. Occorre una legge forte di prevenzione al fenomeno e a mio avviso bisogna lavorare su due fronti. Il primo in un intervento restrittivo concreto ai primi segnali di annunciata violenza, è lì che si possono salvare vite umane, ma finchè la normativa non consentirà certe azioni continueranno a morire donne ogni due giorni. E la seconda, che in realtà dovrebbe partire  da lontano, è la prevenzione sugli uomini. Dico che dovrebbe partire da lontano, perché spesso i primi segnali arrivano da bambini: un bambino violento, un bullo  oggi sarà un uomo violento domani. Ma il discorso è più ampio e non bisogna guardare solo nella direzione maschile, ma andare verso un cambio culturale e intervenire su uomini e donne, su bambini e bambine e, soprattutto, sulle famiglie, perché un bambino che ha subito violenza, sarà certamente un adulto violento. Un cambio, quindi, culturale ed educativo su un piano molto più ampio.  E’ un aspetto fondamentale che non dovrebbe essere sottovalutato dalla famiglia e dalla scuola. In presenza di un bambino, di un ragazzo con visibili disagi, protagonisti di comportamenti aggressivi, bisogna intervenire con terapie psicologiche adeguate e risolutive“.

Torna il tradizionale appuntamento milanese di Feminin Pluriel. 

Si, finalmente. C’è bisogno di eventi, di momenti lieti e di confronto. Sarà come sempre un evento leggero, perché abbiamo bisogno di leggerezza, ma attenzione leggerezza non vuol dire superficialità. Fare una cosa bella per una cosa buona. Nella serata del 21 affronteremo come sempre tanti temi, ma quest’anno riflettori puntati sull’ importanza della cultura. Una serata di raccolta fondi con l’obiettivo di portare i ragazzi all’Università e garantire loro un futuro. Parole d’ordine: prevenzione, cultura, formazione“.