Edela non è mai andata in vacanza e lavora interrottamente durante tutto l’anno  a sostegno dei bambini orfani di femminicidio, delle famiglie affidatarie, donne e vittime. Ad ottobre sarà presentato un nuovo progetto, quello sulla prevenzione uomini. Come ha spiegato Roberta Beolchi, presidente di Edela “il femminicidio, purtroppo, non vuole dire solo una donna uccisa”, è un fenomeno più ampio che investe i figli e i familiari della vittima, che restano soli e tutte quelle donne che continuano a subire o sono costrette a fuggire. Gli interventi governativi posti in essere sono vari, eppure il femminicidio resta l’unico crimine prevenibile e prevedibile, ma in continuo aumento.

Quali sono i punti essenziali che interesseranno i progetti di Edela 2022 – 2023 ?

“Uno degli elementi principali rimane l’educazione dei bambini e degli adolescenti, fin dai primi anni di scuola. Continueremo il nostro lavoro di sensibilizzazione negli istituti scolastici, come seminari con studenti, docenti e dirigenti per dare un valido supporto nella prevenzione della violenza, premendo sul rispetto della donna e delle differenze, nonché di tutti gli esseri umani. Durante questa serie di incontri sarà presentato il libro di Carmine Ammirati “Là dove inizia l’orizzonte”, un orfano di femminicidio, uno dei tanti che ha scelto il bene rispetto al male. In un’epoca dove si conduce una vita frenetica, i ragazzi vivono la loro quotidianità insieme all’ inseparabile cellulare e diventa fondamentale farli  soffermare sulle ciò che li circonda e sopratutto sulle sane emozioni, sensibilizzandoli su determinati argomenti. Importante ad ottobre la presentazione del progetto prevenzione ed educazione sugli uomini violenti”.

Perché prevenzione sugli uomini?

Da anni siamo in campo per tentare di debellare questo crimine prevenibile e prevedibile. Nonostante gli interventi posti in essere, il livello di sensibilizzazione è ancora basso e le donne continuano a morire. Edela è impegnata quotidianamente, in quanto a monte c’è uno spaccato tra la denuncia e la morte della donna. Esistono dei problemi burocratici, a volte insormontabili. Quando una donna si rivolge alla nostra associazione è perché ha paura di morire, noi ci attiviamo in maniera tempestiva, cercando di intervenire sul luogo in cui avviene la violenza, rivolgendoci al 1522 e agli organi preposti. Purtroppo riscontriamo notevoli difficoltà dinnanzi a un iter burocratico che non ci consente di esporci in prima persona, sia come associazione e sia come cittadini, richiedendo la denuncia da parte del soggetto interessato. Il più delle volte la donna preferisce non denunciare, trovando così la morte. Ecco perché dopo svariati studi con esperti del settore abbiamo preferito intervenire sugli uomini prima del crimine, così come prevede l’articolo 16 della Convenzione di Instabul (Programmi di intervento di carattere preventivo e di trattamento sull’autore della violenza). Non crediamo nel recupero post crimine, così come indicano  le statistiche otto soggetti su dieci sono recidivi. E’ difficile il recupero di persone che commettono crimini così efferati.  Abbiamo previsto nel nostro progetto un centro di ascolto e attento monitoraggio sugli uomini, al fine di valutare lo stadio della violenza e comprendere la motivazione che li spinge al crimine, mettendo in atto percorsi dedicati con il supporto di psicologi, criminologi e professionisti del settore.

Nel progetto, quindi, sono previste della case famiglie per gli uomini?

“Nel progetto sono contemplate delle case famiglie per la rieducazione di uomini violenti, mediante percorsi specifici con esperti di altissimo profilo. L’obiettivo è quello di sottoporre l’uomo a un attento studio di valutazione, in modo da prevenire la violenza di genere. Un progetto complesso e delicato, i cui dettagli saranno illustrati in una conferenza stampa, a cui parteciperanno organi competenti, istituzioni e professionisti che affiancheranno Edela in questo progetto. Colgo l’occasione per ringraziare le donne che trovano il coraggio di contattarci, anche attraverso i social, raccontare le loro storie e affidarsi alla nostra associazione. Diventa automatico creare un clima familiare con le vittime di violenza, orfani di femminicidio e famiglie affidatarie, in quanto li seguiamo in ogni fase, li supportiamo e consigliamo. Attraverso il racconto delle loro storie, denunciano il bisogno di uno snellimento dell’iter burocratico e una legge diversa che li tuteli maggiormente.