La Presidente: “Un riconoscimento per chi opera nel sociale, con l’auspicio di allagare la rete della solidarietà”

BEOLCHI: IL PREMIO EDELA UN INNO ALLA VITA

“Il Premio Edela è un sogno che si realizza, un altro tassello fondamentale per sensibilizzare sempre di più l’opinione pubblica sugli orfani di femminicidio”. Roberta Beolchi, Presidente dell’Associazione Edela che opera su tutto il territorio nazionale a tutela e sostegno di bambini e orfani maggiorenni rimasti traumaticamente senza genitori e delle famiglie affidatarie, presenta così la prima edizione del Premio che sarà celebrata il prossimo 13 giugno a Roma, nel prestigioso Salone d’Onore del CONI. “Non posso che ringraziare il Presidente Giovanni Malagò, che ci ha sempre sostenuti nella nostra azione”, aggiunge la Beolchi. “Il Premio Edela – precisa – nasce con l’obiettivo di conferire un riconoscimento a chi si è distinto nel sociale, anche attraverso la propria professione, proponendosi come un esempio positivo per l’intera società. Fra i premiati ci sono noti professionisti dello sport, dello spettacolo, del giornalismo e della moda, con un occhio molto attento al mondo femminile”.

Presidente Beolchi, il Premio Edela consentirà di accendere i riflettori su una realtà drammatica, troppo spesso dimenticata.

Purtroppo è proprio così, le cronache non ne parlano, perché spesso si tratta di minorenni e la stampa focalizza l’attenzione solo sulla donna uccisa e sul suo carnefice. I bambini subiscono passivamente dinamiche terribili di possesso, uccisioni, solitudine e, dopo la tragedia, si trovano senza la loro mamma uccisa e senza il padre, in carcere a scontare la pena. In Italia ci sono quasi 3mila minori che vivono questa situazione drammatica.

Qual è il destino di questi bambini?

Fra tribunali, servizi sociali, famiglie affidatarie o adottive devono attraversare percorsi dolorosi per la loro psiche: un calvario senza fine che provoca una serie di paure e angosce che si traducono nella quotidianità in disturbi dell’attenzione a scuola, aggressività improvvise e balbuzie, psoriasi. Noi, come Edela, cerchiamo di fare la nostra parte per sostenerli e aiutarli.

In che modo?

Agiamo su più fronti, con un impegno notevole che portiamo avanti con grande amore e attenzione. Cerchiamo di intervenire nella quotidianità, garantendo supporti giuridici e psicologici, ma, soprattutto, guardiamo al futuro di questi bambini, che hanno il diritto ad avere una prospettiva di vita, una speranza di normalità. Come Associazione tuteliamo e sosteniamo il loro diritto allo studio e anche, eventualmente, il recupero degli anni scolastici persi, perché solo la cultura donerà loro la libertà e la scelta di una nuova vita.

In questi anni di impegno ha visto modificarsi l’attenzione generale verso questi ragazzi?

In parte sì, oggi c’è più consapevolezza, ma c’è ancora tanto da fare. Il Premio Edela sarà l’occasione per sottolineare l’impegno di chi opera nel sociale, per ringraziare chi finora ci ha sostenuto nella nostra azione, contribuendo ai tanti risultati concreti raggiunti, e per allargare la rete della solidarietà, coinvolgendo sempre più soggetti. Il recupero di questi ragazzi, così come tante altre emergenze sociali che fanno purtroppo parte della nostra quotidianità, hanno bisogno del sostegno di tutti. Bisogna collaborare e fare fronte comune per migliorare il mondo in cui viviamo. È un impegno che dobbiamo ai nostri figli.